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TheGiornalisti - Vecchio




"Vecchio" come dire "senza tempo" quando una volta c'erano davvero gli evergreen... TheGiornalisti sfornano un lavoro fresco, accattivante permeato di nostalgia e si badi bene non è affatto un ossimoro, ma la scommessa del gruppo con questo secondo album, fatto di beat trascinanti, virate rock'n'roll e motivetti dannatamente orecchiabili senza tralasciare le ballad ad ampio respiro melodico, suggestive e intense.
I testi poi hanno un non so che di surreale adeguatamente calato nella realtà di tutti i giorni che affascina non poco.
Una decisa conferma dunque delle qualità che il gruppo aveva già fatto intravedere all'esordio:

"La tua pelle è una bottiglia che parla e se non parla sono fuori di me": dal sound rock'n'roll scarno ed essenziale il brano vive di repentini cambi di climax con  un ottimo lavoro chitarristico:
"prima o poi dimenticherò tutto, prima o poi dimenticherò te"

"Il tradimento": un sound nostalgico che ben si dipana come nel brano precedente nei vari cambi d'atmosfera:
"ormai non ti fa effetto neanche la ruggine che ti cresce sopra il volto e che ti spunta dalla barba"

"Pioggia nel cuore": ancora "nostalgia" per melodia e testo, sostenuti per così dire da un beat trascinante... i nostri ci portano indietro nel tempo con nonchalance: 
"guardavo solo la televisione ma era tardi per alzare il volume"

"Una domenica fuori porta": "anche se alla radio la politica trema", prendete Sergio Caputo e fatelo suonare da una band beat, il risultato è molto interessante

"Diamo tempo al tempo": suggestiva ballad ariosa ad ampio registro melodico che anche senza un vero e proprio ritornello si insinua dentro al primo ascolto:
"ora apprezzi di più la campagna dove stabile il tempo si ferma"

"Guido così": un mood delicato che fa venire voglia di fischiettare (e infatti è proprio così che finisce la traccia) giocato sulle variazioni di toni, testuali e ritmici... è un gioeillino che celebra la leggerezza:
"e quando torno a casa penso più a te che a me quando sono triste"

"Cinema": attitudine punk per descrivere "personaggi alla Mandrake", incedere incalzante ed efficace nell'insieme:
"da morto staresti meglio di chiunque altro"

"Vecchio": un beat allegro e scanzonato in apparenza, con un ritornello "cinematografico" a esorcizzare "la vecchiaia" , il riferimento è ovviamente al "senso" dell'album stesso a cui accennavamo all'inizio:
"potremmo fare di più ma il tempo è contro noi"

"I gatti": torna ancora alla mente Sergio Caputo  rivisitato quasi in versione "demo" con un motivetto facile e orecchiabile e anche in questo caso l'operazione riesce appieno:
"se sto fermo mi gira la testa "

"Bere": un beat/rock'n'roll sostenuto e convincente che procede con stop and go ben assestati:
"se potessimo viaggiare come i sogni dentro al letto io non ci scendo neanche morto dal letto ma di certo non si può dire che non ci piaccia il bere"

"E che ci vuoi fare": "...se finisce l'amore, tieni in caldo l'astronave che prima di presto partirò con te"... sinuosa ballad dai sapori anni '60 con un testo opportunamente leggero e intelligente che fa il verso agli struggimenti delle canzoni di quegli anni e un ritmo accattivante.

"Nato con te": la traccia che chiude questo secondo lavoro dei nostri è una poesia surreale avvolta in un'atmosfera psichedelica col rhodes in evidenza:
"voglio evaporare da una pentola a pressione andare su, stare in aria come un aquilone e scendere solamente per te tanto è stare in aria per ore"

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