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Angeli e Fantasmi di Luigi Grechi De Gregori



Un disco di "genere", come un segno di appartenenza, una fede, dove la novità più importante sta nell'aggiunta del celebre cognome "De Gregori" ed era anche ora a dirla tutta. 
Luigi Grechi "in De Gregori" torna insomma col suo marchio riconoscibile e non si sposta di una virgola dalla sua più che trentennale carriera, nessuno a dire il vero si sarebbe aspettato il contrario da un artista che ha fatto della coerenza la sua vera e propria cifra stilistica. Un album che mischia vecchio e nuovo per creare un corpus unitario e omogeneo e al passo coi tempi per i temi trattati. Operazione che sebbene riesca in toto a livello concettuale non è esime a qualche caduta di tono, che comunque non inficiano la bontà in se dell'album, che si lascia ascoltare come un buon consiglio dato da chi nella vita ne ha passate tante e ne ha (ancora)di storie da raccontare: 

"Al falco e al serpente": tutto nello "norma" verrebbe da dire, armonicamente e strutturalmente, col coro femminile in evidenza e la melodia del ritornello specie nel finale e gli interventi di chitarra ben assestati... di certo non dispiace "tra la falce di un tempo e la calce":
"e nei giorni di riposo puoi trovarlo al bar del corso dove nei giorni di rimorso lui ti fa il ballo dell'orso"

"Ultime dalla sera":" ed è meglio che i miei giornali li vado a vendere all'aldilà", atmosfere più giocose e irriverenti con l'armonica in evidenza e un testo diretto e convincente a scanso di metafore... il miglior episodio dell'album:
"e all'inferno solo posti in piedi e il paradiso chiuderà non sarà facile trovare un posto per strillarvi le novità"

"La strada è fiorita": "... e capire con aria disinvolta che ci hanno violentato un'altra volta" di Francesco, già incisa più di 30 anni fa, viene qui ripresa senza il ritornello, con il sempre pregevole lavoro di chitarre che ben si sposano con la ritmica:
"e continuare giorno dopo giorno con la paura che ti sale  intorno una paura che non ti sai spiegare ma che ti prende e non ti lascia andare"

"Senza regole": evocativa... forse sin troppo... bluseggiante e ben arrangiata ma didascalica nel suo dipanarsi, dove anche la voce non sembra propriamente a suo agio, scritta con il fido Paolo Giovenchi con l'armonica di Francesco:
"con gli occhi dentro le favole come pistole senza matricole"

"Al primo canto del gallo": "... qui comincia l'avventura qui la strada sembra più dura"...  altro brano inciso, nel '99, qui riproposto in versione acustica, non dispiacciono gli orpelli strumentali ma un testo che assembla troppe rime facili finisce inevitabilmente per condizionare il tutto:
"per chissà quale destino"

"L'angelo di Lyon": già incisa dallo stesso sempre nel album del '99 "Così va la vita" e anche dal celebre fratello qualche anno fa, traduzione di un brano scritto da Tom Russell e Steve Young, da segnalare ancora una volta l'ottimo arrangiamento con le chitarre in gran spolvero e gli archi:
"e canto l'ave maria o almeno i versi che ricordava mentre guardava dal finestrino l'ombra del treno che lo portava"

"Torna il bandito": seguito del bandito e il campione, "ora che al mondo c'è più di un bandito" è ritmicamente meno incalzante e meno incisiva testualmente, con la fisarmonica in evidenza, arrangiata in stile Titanic, non convince del tutto:
"ora il bandito ha un'aria gentile non fa più male nemmeno a una mosca vende magliette porta a porte e non ha il ferro sotto la borsa"

"Quello che mi resta": Oh dio dio ecco quello che mi resta tanta voglia sotto i panni tanta confusione in testa" brano di Stefano Rosso, contrassegnato da azzeccati inserti chitarristici ad impreziosire l'ottimo testo e le suggestive armonie del ritornello:
"tanti anni e il sogno vero l'ho bruciato l'ho confesso"

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