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Fiato di Goran Kuzminac




 Non parlate di rinascita quando leggerete questa recensione, quando ascolterete il suo disco, perché Goran Kuzminac ha continuato a sfornare album di indubbia qualità in tutti questi anni, dove per molti era sparito...semplicemente perchè non si vedeva in tv e come lui stesso ha più volte detto(anche a noi in una recente intervista), “Io ci sono stato sempre, siete voi che non c’eravate”. E Goran è davvero mancato "mediaticamente" alla musica italiana ed è davvero un peccato perché è un grandissimo musicista che, con la sua particolare tecnica chitarristica, il finger-picking, sembra che a suonare sia un’intera orchestra… Detto questo,il nostro in questo disco dà il meglio di sé stesso. La prima cosa che colpisce subito ad un buon orecchio sono i suoni così puliti, così nitidi… e poi Goran ci mette dentro il blues, le ballate, le canzoni d’amore, il rock, il jazz, la dolcezza… l’album è come un fiume che scorre, come le acque del Danubio blu come i suoi occhi e dove Goran nacque 59 anni fa:

“Cerco una donna”: intro blues che ti sveglia l’anima, un brano da ascoltare anche in auto, quando ci sono code e il lunedì mattina ti distrugge e ti riprendi con i fiati, con il tocco deciso delle unghia che graffiano dolcemente la 6 corde… meglio stare soli? Si, meglio stare da solo… o meglio l’assolo blueseggiante che fa molto anni ‘70, ottima equalizzazione, perfetta uniformità di suoni…

“cerco una donna che trasformi l’acqua in vino, che mi lasci libero però mi stia vicino…”

“Fantasia”: un brano molto “finardiano” nello stile, una graziosa ballata sulla fantasia incoronata dalla chitarra che suona morbidamente gli arpeggi, con le cuffie potrete sentire due, tre, quattro chitarre… è sempre lui, quel “pazzo” di Goran Kuzminac… ottimi gli interventi percussionici di Glauco Di Sabatino… un orchestrina di Paese sul finale simpaticamente suona una marcetta... si aprono i saloni risorgimentali si spegne la luce… si danza…

“Lancio il cuore oltre il paura, oltre la fatica, oltre ogni perché, anche oggi inizia l’avventura, salto giù dal letto e mi bevo un caffè…”

“Il respiro degli amanti”: gli immancabili arpeggi, il ritmo scandito dalla leggiadra batteria ed un elegante violoncello rendono il brano uno dei migliori lavori di tutto il disco da annoverare, perché no, tra le più belle canzoni cantautorali italiane degli ultimi anni… le parole del testo raccontano le immagini osservate dall’autore che lui stesso racconta: “Stavo passeggiando sulla spiaggia, una fredda e piovosa mattinata di gennaio. Vedo delle orme sulla spiaggia. Lui e lei. Le orme uscivano dall'unico albergo aperto nella stagione invernale. Due innamorati che si nascondono, ho pensato.. Un freddo cane, ma loro di sicuro si tenevano stretti stretti…”

“Il respiro degli amanti è una canzone da cantare, ogni volta che la ricordo te la fa dimenticare ma il respiro degli amanti scioglie il dubbio della vita e se ne va…”

“Ogni volta che mi tocchi”: già l’inizio ci preannuncia un lento, un “dolce respiro” dal cuore di Goran…”fame che non passerà”… un altro brano elegante, in cui gli strumenti e ovviamente i musicisti interagiscono in simbiosi, così “garbati”… una canzone d’amore che tutti vorrebbero ascoltare e ce ne fossero... è una carezza, un bacio sfiorato, un sorriso complice…

“ora in silenzio guardo questa vita che è invecchiata, ho finito le domande e vivo alla giornata e ho fame che non passerà…”

“Cose che ci uccidono”: scappare via da un falso tramonto, da un “giorno uguale”, dalla solitudine… e rifugiarsi dentro questo accennato funky che pone le basi ad un ritornello blues rock con l’armonica che ti fa venir voglia di partire per l’America… si, scappare via da questa realtà... fuggono anche i flauti…

“volevo dire che un tramonto è tutto anche se lo guardi da solo, che le parole sono come un fiato che restano in gola e non prendono il volo…”

“Gkolo”: un sax arabeggiante è solo il preludio di un crescendo di strumenti in perfetto stile “Irish”… non ci sono davvero parole e non ce ne sono davvero in questo brano dove il flauto balla e si elevano le percussioni per un finale pieno, che diverte, che ti prende, che ti entusiasma… inaspettato…

“Corro come nuvola”: il disco vira sul pop, si appiattisce un po’ nel testo, ha meno slancio dei precedenti ma ciò non toglie l’ottima fattura musicale data anche da grandi musicisti… anche qui un sapore agrodolce di blues colora questo “lampo leggero” che fa rima con “pensiero”…

“corro come nuvola e non riesco a pensare, ho la testa pesante ed un po’ di piombo nel cuore…”

“Carmen dal passo lungo”: il paesino di poche anime, Carmen dal passo lungo, lo sguardo attento di un ragazzino… Goran non sta a guardare “il dito” ma piuttosto “la luna” e regala un'altra perla… un cantautorato di razza… ed un assolo magistrale con uno slide sempre molto pulito… la pulizia in questo disco è la vera chicca…

“il Paese piccolo in processione con il cielo, barista, prete, sindaco, ma Carmen era un mistero, ricordo le sue gonne, la camicetta viola, era figlia di mille chiacchiere ma era sempre sola…”

“Tienimi con te”: un bell’arpeggio per un'altra canzone d’amore... negli ultimi anni Gianmaria Testa, Eugenio Finardi, così come Goran, hanno virato la canzone impegnata d’autore verso sonorità più delicate, toni più soffusi, ninne nanne, come a volere recuperare un concetto oltre che un sentimento che forse è troppo spesso dimenticato: l’amore… ci vuole più amore per cambiare il mondo, per guardare verso il futuro, ci vuole più amore verso gli altri, verso lo “straniero”, verso il nostro Paese così tanto dilaniato dalla crisi che non lascia spazio ai sentimenti…

“perché il passato è come fango che si attacca ai miei stivali e anche se non voglio e sono stanco, ma tu tienimi con te…”

“Quello che ti do”: classica struttura “goraniana” con la sua chitarra arpeggiata ed una poesia dedicata a un figlio… ed i figli siamo anche un po’ tutti noi… “buon senso ed errori” di genitori che hanno vissuto forse gli anni migliori, quelli dove ancora una speranza l’avevi, un lavoro lo trovavi, un sogno lo realizzavi… “buon senso ed errori” di questa società, di questo Paese… “il vuoto non consola” allora meglio ascoltare le note di un violoncello…

“figlio mio dagli occhi chiari e dal sorriso impertinente, ogni strada ha un suo respiro, quella giusta la vedrai…”

“Per nessuno”: in questo brano subentra la “Stefano Raffaelli Jazz Quartet” con Walter Civettini (tromba), Flavio Zanon (contrabbasso), Carlo Canevali (batteria), lo stesso Raffaelli (piano) e Goran alla chitarra acustica che riesce a stupirci in un jazz che ci prende alla sprovvista e che ci proietta tra un Miles Davis e un Dizzy Gillespie… il piano fa quello che vuole. Ottimo arrangiamento del jazzista Raffaelli… il breve testo è solo la cornice di qualcosa di più imponente…

“questa sera non ci sono per nessuno, devo parlare con il mio amore, devo capire se le sono nel sangue, se solo per gli occhi, se c’entra anche il cuore…”

“Improbabilfantasia”: è in realtà il secondo pezzo riarrangiato in modo più “fiabesco” con la “Improbabilband” & La banda di Turi, con gli arrangiamenti di Michele “Jamil” Marzella…

“Se fossi una mosca”: la bonus track è un brano che vede la musica di Teofilo Chantre ed il testo di Alberto Zeppieri… il giusto finale con le percussioni a mò di rumba… una canzone molto malinconica… “verità che nessuno mai cercò” e per questo Goran si mette nei panni di una mosca, per volare, sentire, vedere, scrutare… e cosa vedrà mai? Il peggio degli uomini…  

“se fossi una mosca scanserei l’elettricità, ragnatele e infamità, vetri chiusi, false notizie, ovvietà, gare di stupidità…”

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