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Il Comandante e la Cicogna di Silvio Soldini



Dopo gli ultimi film decisamente più cupi, sebbene di grande spessore come il drammatico Giorni e Nuvole, Silvio Soldini cambia genere e torna alla commedia ma non cambia per così dire il tema:
Il Comandante (Garibaldi) e la Cicogna (favola per "bambini") ovvero due simboli di vita nuova, di nascita... L'Italia è il riferimento e c'è tanta amarezza nel quadro esposto da Soldini con la solita maestria, nel vedere "come ci siamo ridotti" ma ci sono anche le risposte, le speranze e sono ben impresse nell'orgoglio fiero del comandante (Mastandrea), nello sguardo curioso della cicogna (Rohrwacher), per non parlare dell'innocenza e delle domande "Ma secondo te gli uccelli lo sanno che noi non sappiamo volare o pensano che non ne abbiamo voglia?" dell'esordiente Dirodi e della saggezza mista all'arte d'arrangiarsi tipicamente italiana di un Battiston superbo. 
La situazione italica viene ritratta (usiamo non a caso la metafora pittorica ancora una volta non a caso visto lo stile di Soldini) con pennellate lievi ma decise come le parole della statua di Garibaldi e la giungla dipinta dalla Rohrwacher, intelligente l'idea di personaggi che parlano più dialetti possibili, su di esse (elemento reale) Soldini inserisce l'elemento iper realistico, creando un microcosmo surreale dove appunto le statue dibattono, i fantasmi danno consigli, le cicogne si possono addomesticare... a proteggere quasi dalla realtà che aggredisce i puri di cuore e forieri di speranza nel cambiamento... ma i farabutti restano inesorabilmente tali, come a dire che nonostante l'intrusione "della favola" Soldini riesce pienamente nell'intento di restituire un'immagine dell'Italia odierna che è per forza di cose certamente non lusinghiera.
Per il resto ottima la fotografia di Ramiro Civita, così come la prova attoriale in toto, registicamente tante le sequenze d'antologia, una su tutte la sfrenata corsa in bicicletta di Dirodi e la colonna sonora della Banda Osiris ma anche un paio di difetti a ben guardare... nell'eccessivo ricorso alle voci off delle statue, quanto meno nei dialoghi tra Garibaldi e l'immaginario Cavalier (ma guarda un pò) Cazzaniga (a cui alla fine viene tagliata la testa),  forse avrebbe mantenuto maggiormente "il ritmo" se tutto fosse stato ridotto a tre interventi magari uno all'inizio, uno centrale e uno alla fine e del solo Comandante, ma tant'è... e il personaggio della Gerini, magari si poteva giocare maggiormente sull'ambiguità, nel senso di non esplicitare così chiaramente la sua natura, perchè se alla prima entrata si insinua subito il dubbio, nella seconda è inevitabile certezza, così come si sa che scomparirà quando Mastandrea si innamorerà nuovamente. Un film al di la di queste ultime considerazioni, intenso e pienamente godibile, necessario e urgente che racconta la realtà della nostra "italietta" in maniera originale e anche un pò naif, che merita assolutamente la visione.

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