Un bozzetto/omaggio niente di più, dove la scelta di incentrare il lavoro sul montaggio serrato o ancor più sui raccordi narrativi dati per buoni creando un alone di mistero, può persino risultare originale ma con l'andare dei minuti finisce col perdere aderenza alla storia, che viene fatta a brandelli e seppur interessante possa apparire il discorso sulla middle class, sui suoi segreti, la fascinazione finisce presto e tutto viene ricondotto a quanto detto ad apertura articolo. L'omaggio a Allen è scolastico e didascalico, se non surreale nella Toglioni che invece dei farmaci prescrive i film del nostro e parla col suo poster, paradossalmente sarebbe la cosa più originale ma il film non si spinge oltre ed è esso stesso a rifiutare l'elemento surreale alla fine per adagiarsi sulla commedia alla Allen per l'appunto, senza però alcuna vis nei dialoghi, errore madornale, perchè se vuoi impostare un film del genere, i dialoghi devono essere davvero il non plus ultra, non so se ci siamo capiti... se no, il risultato è addirittura pedante in molte scene, inevitabilmente, da risultare gratuito l'omaggio stesso, al punto che in certi frangenti ci sembra di essere in una tesi di laurea che abbia lo stesso Allen come relatore. La scelta del ritmo filmico adottato a ben guardare è l'unica cosa a salvarsi, ma solo come idea si intende, perchè in ogni caso manca il trasporto emotivo per riuscire in poche pennellate a rendere una tela di spessore. Superficiale come le relazioni che vuole narrare insomma dove il tutto in alcuni frangenti potrebbe/sarebbe anche interessante ma è girato abbastanza pedissequamente e quasi con troppa fretta e nel migliore dei casi sarebbe derivativo.
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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