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Blank Times di Fausto Rossi



Sogni e ancora sogni o dreams che dir si voglia... "che siano sintomi e segni" (come cantavano i Csi nel loro capolavoro Linea Gotica),di questi tempi vuoti, assenti... Fausto Rossi, torna e con immenso piacere a regalare dieci perle di oscura bellezza, assolutamente ammalianti, quasi diviso in Lato A (dove a prevalere sono le chitarre disturbanti e dissonanti) e Lato B (dove le atmosfere e i tempi si dilatano, lirici ed evocativi) come ai bei tempi del vinile, quasi in equilibrio sulla sua di linea gotica. Il risultato è un viaggio affascinante e rigorosamente oscuro, tra visioni lucide nella notte e improvvise schiarite che nascondono altro, "il sole nasce, il sole muore"... è uno sguardo "decadente e poetico" che il nostro esprime poggiando il suo discorso sui sogni appunto in un mood magico da dormiveglia, per entrare nelle viscere dei pensieri quando il pensiero dominante è debole... troppo difficile? Complicato da capire? Ascoltate l'album e poi in caso ne riparliamo... intanto un bentornato a un'artista del genere è quanto meno doveroso:  

"Tu non lo sai": "pensavo all'amore quello che resta nel sogno"... poggiato su una chitarra acustica "pesante e greve" il brano prosegue sulla scia con l'entrata degli altri strumenti, senza variazioni melodiche, è un incedere martellante con le chitarre elettriche "nervose" in primo piano a sporcare il tutto:
"tu non lo sai che vengono in silenzio e ti rubano tutto quello che hai"

"Stars": ballad scarna e penetrante, rispetto al brano precedente qui il nostro concede minimi accenni melodici nelle aperture del ritornello, la struttura è per così dire classica, giocando ancora sulle dissonanze delle chitarre elettriche a infarcire il suono.

"Sogni": "per quanto gli occhi sanno da qui"... atmosfere blueseggianti e oscure, che esplodono in un ritornello assolutamente convincente, da segnalare la centralità ancora una volta delle chitarre elettriche.

"The hill": un viaggio cupo e affascinante, che ammalia letteralmente col suo ritmo cadenzato e straniante:
"strani pensieri ricordi d'altre vite finestre di fiori bianchi come la neve e ora di tornare a casa l'inverno è ormai vicino"

"I write aloud": "scrivo ad alta voce perchè a fatica riesco a sentire me stesso... " sostanzialmente un reading, sostenuto da una chitarra elettrica abrasiva e tagliente nella prima parte che si tinge di blues con l'entrata della ritmica, per un mood sospeso e intenso nella seconda.

"Names": melodie oblique ed evocative, molto David Bowie, molto Faust'o... 

"Il vostro mondo": "non il mio... è un incubo... il vostro guru fantastico"...  ballad minimal, acustica, eterea nel suo dipanarsi... che lascia alle parole dure scontrarsi con le dinamiche interne del brano, come a dire: un'apparente aria di "orgogliosa rassegnazione"
"ma siete voi che imprigionate noi... che bombardate noi... che somigliate a dio"

"Can't explain": suggestivo, criptico e avvolgente del resto "you feeling in my dreams"... 

"Non ho creduto mai": "con tutto il mio cuore"... ballad dai sapori anni '70, che ha l'unico difetto di finire troppo presto:
"Ho visto il futuro e astronavi anche senza di voi"

"Down down down": quasi un mantra cadenzato e ipnotico con il ritorno delle chitarre elettriche a punteggiare, stavolta chiare e pulite, la chiusura di un cerchio.

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