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Il mondo libero dei Grenouille




Buon ritorno per i Grenouille a ben 4 anni di distanza dal disco d'esordio (non a caso i problemi con la precedente casa discografica sono ampiamente sviscerati dai nostri in due brani), l'impianto è il solito e soprattutto solido alternative rock, nudo e crudo, su cui i nostri innestano svariati elementi blues e punk, sfociano nell'hard, danno di funk e diversificano la loro proposta (è questa la novità) addentrandosi nei meandri pop con una certa convinzione.
I testi sono incentrati "sull'uomo nel mondo libero" appunto, con tutte le sue implicazioni e sono diretti, sinceri e interessanti perchè non le mandano mai a dire. Gli arrangiamenti non dispiacciono e il gruppo ha decisamente un gran tiro e si adatta bene alle svariate soluzioni .
Qua e la ovviamente c'è qualcosa da limare, non sempre l'alchimia riesce alla perfezione come nella titletrack tanto per dirne una, ma è "un secondo esordio" più che convincente al punto che ci auguriamo di non attendere altri 4 anni per riascoltare la band. 

"DSM": incedere incalzante sorretto da chitarre elettriche hard funk ben assestate tra improvvise schiarite melodiche,  "per difendersi dentro i propri schemi" per dinamiche e atmosfere in certi momenti ci si possono sentire i Timoria: 
"ma quest'amore è come un'enciclopedia"

"Poveri suonatori": "che non son più capaci a fare le rivoluzioni ma si mettono le giacche di Napoleone" (ogni riferimento ai Ministri non sembra proprio puramente casuale ma nel brano i nostri non si risparmiano in citazioni più o meno velate) Enzo Jannacci e un blues rock trascinante e accattivante, sporco il giusto:
"se rinasco voglio fare la star"

"Binario 21": morbida ballad pop/rock ottimamente costruita, con incisivi passaggi strumentali, incentrata sulle "diversità":
"siamo tutti il re, siamo tutti rei"

"Reality Show": piglio punk deciso e sicuro con le chitarre a farla da padrone, non convince in pieno il ritornello, sicuramente meglio il bridge,il brano è un'invettiva contro la vecchia casa discografica.
"e questa musica non paga e questa musica è una dipendenza"

"Il mondo libero": "per fare soldi ci vuole la faccia"... andamento funky/blues con un pregevole ritornello melodico che si sviluppa egregiamente nella seconda parte rallentando e accelerando in maniera confacente, è l'altro lato giocoso e irriverente della traccia precedente, sotto accusa ci sono i talent e la discografia morente.

"La droga più pesante":"Sei tu", peccato per l'inevitabile e rassicurante citazione amorosa dopo una narrazione da vero "tossico", a parte gli scherzi, il brano è una pop song in piena regola piacevole e godibile e non a caso è il primo singolo estratto:
"non ho mai fatto uso di eroina forse perchè è fuori moda"

"Il porno è la democrazia": brano essenzialmente pop, reso in spirito punk specie per la sempre ottima sezione ritmica, che ben si sviluppa poggiato sulle ripetute aperture melodiche degli attacchi della strofa: 
"per certe cose non c'è vaselina, non te l'han detto prima?"

"Sulla linea di confine": cupo e oscuro, dove la potenza sonora della band gioca quasi ad implodere, siamo in territori emo sostanzialmente nella sua essenza con virate dal sapore quasi progressive:
"tu non puoi abbandonarmi qui, ti odio, non lasciarmi"

"Come una goccia d'acqua": ballad piuttosto lineare e semplice nella sua struttura, dal mood sospeso ed evocativa specie nel ritornello:
"se mi faccio ghiaccio posso rompere l'asfalto"

"Solo per te stesso": "certo che perdere l'equilibrio è un attimo"... altra ballad, più pop rispetto alla precedente, ariosa e melodica, energia ben espressa che ben si addice alle parole:
"vivi solo per te stesso e il vino"

"E' il nostro destino": " è il nostro cielo, riprendiamocelo ora" ... "la primavera araba" ha un incedere blues scarno ed efficace, dal ritmo marziale, che esplode letteralmente nel ritornello e nel bridge. Il brano è di Gordon Peterson rifatto anche da Eddy Wedder nella colonna sonora di Into the wild

"La fine del mondo": telefonata dalla Libia, una donna spaventata, ninna nanna, ritmo marziale... prima della fine di Gheddafi a chiudere questo secondo lavoro dei nostri.

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