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Profumi d'epoca - Lenula



Buon esordio per i pugliesi Lenula che fanno della contaminazione e delle soluzioni adottate in fase d'arrangiamento il loro punto di forza.
La varietà di registro e toni è dosata con cura e azzeccata quasi sempre,  filtrata da un'impronta '70 come idea forte, come concetto, che non preclude infatti al gruppo di andare oltre o guardare indietro, in una parola di sperimentare ma che dona coesione d'insieme "insieme" ai testi (marcatamente anni 70 è infatti il lirismo, la ricercatezza), fondamentale per un esordio. Qua e la di contro si può riscontrare qualche pecca, in qualche brano i nostri perdono in immediatezza o risultano poco incisivi, forse semplicemente esagerando proprio nei punti di forza che avevamo citato prima, ma appunto stiamo parlando pur sempre di un primo disco ed è normale che non tutto sia messo ottimamente a fuoco. 
Un gruppo sicuramente da seguire che siamo certi non mancherà di crescere, le potenzialità ci sono eccome:

"Notte d'inferno": Trascinanti sonorità doorsiane ad aprire questo album, alla "Riders on the storm" per intenderci, meno eteree e più sostenute... non dispiacciono affatto: 
"guardate come il fuoco si rialza, ora brucio come si deve"

"All'interno": oscura e ricca di cambi di tempo e d'atmosfera...  siamo su territori quasi crossover come dinamiche strutturali, i profumi sono sempre anni '70, con la melodia cantilenante in evidenza, il brano procede come un monolitico, avrebbe avuto bisogno di una qualche variazione a nostro modo di vedere.
"stritola la mente"

"La dea dell'amore": rock'n'roll mischiato alla fisarmonica e a una batteria di matrice punk per un piglio generale funky che va via via dilatandosi e sfocia in puro rock'n'roll, qui le varianti auspicate ci sono eccome, meno incisivo però si rivela il cantato e anche il testo: 
"solo tu mi potrai salvare"

"Corsa al mondo": rock'n'roll divertito e divertente, con tanto di motivetto "da pubblicità", col quale il gruppo non gioca più di tanto e piacciono infatti ancor più i cambi di registro... con tanto di scale "arabe" che sembrano irridere l'ascoltatore, tutti gli elementi qui giocano a favore della band che si dimostra ironica e convincente:
"se vuoi puoi seguirci, se vuoi liberarti"

"Promessa": ti abbandoni e vai nell'eterno ritratto dei tuoi guai"... un mood quasi anni '60 per un incedere che si fa sempre più calzante, quando l'elemento caratteristica del gruppo ovvero la decade successiva, viene fuori con naturalezza, riuscendo in una giusta commistione, mischiando popolare e canzone d'autore senza tuttavia perdere d'ironia:
"ora non abbiamo più scusanti per i teneri abbracci quelli li ora son riservati ad altri"

"Il naufragio": "gusteremo il senso della fine come un dolce sollievo"... mentre "sorride l'uomo stanco con la sbronza che lo cura"... stop and go, beat, scale arabe, trascinanti, non sempre a fuoco, ma questa non è di certo la traccia ideale per trovarci una struttura... selvaggi e carnali, i nostri portano a casa la cosiddetta pagnotta con questo pezzo:
"lasceremo tutto fuori li nell'ombra ad aspettar"

"Stato di confusione": "miscelando silenzio e rumore"...  convulsi e concitati, con la voce in secondo piano ma senza un vero e proprio assalto all'arma bianca tranne che in certi momenti, dove però è "la confusione" a prevalere forse sin troppo:
"la mia alienazione sarà la soluzione"

"Fondo": "senza paura verrai distrutto"... ad una prima parte trascinante e fintamente scanzonata seguono le atmosfere dilatate e suadenti della parte centrale, che sono la vera e propria cifra stilistica del brano, per poi riprendere il tema ritmico accelerandolo opportunamente nel finale:
"ora le stelle mi baciano  e le mie labbra accarezzano"

"Senza tempo": "madre delle infuocate passioni parlami"... i nostri continuano ad alternare stati d'animo e ritmiche, accelerando e decelerando con gusto, in tal caso da notare il suono e il ruolo delle chitarre, la loro evoluzione all'interno del contesto che non perde in precisione e sostanza, davvero un brano ottimamente strutturato:
"ma ora sto per arrivare all'inafferabile splendore quando il sole mi brucerà l'anima"

"Modellando la notte": "ululando come lupi schiavi di una luna ipnotica"... trascinante e ricca di stop and go, il gruppo mantiene pur nelle sue tipiche variazioni un certo piglio di forte impatto ritmico e anche qui porta a casa il risultato, è il piano stavolta "portante" a prendere il ruolo che avevano le chitarre nel brano precedente, ovvero quello di scandire i cambiamenti e di rendere il sound generale più corposo:
"e non svegliarti mai e non svegliarmi mai"

"Profumi d'epoca": "questi serpenti non hanno ne coda ne testa solo polvere ne corpo ne ossa" un mood "popolare", da strada, con la fisarmonica in evidenza, brano conturbante e sensuale che si evolve secondo l'approccio caro ai nostri ovvero quello degli anni settanta, come abbiamo imparato ad apprezzare tra questi solchi con la Puglia nel cuore e l'Europa nella testa.

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