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Cloud Atlas di Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer



Scritto e diretto dai fratelli Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer. "Matrix e Lola Corre" per intenderci e  tratto dal romanzo "L'atlante delle nuvole" di David Mitchell, con Natalie Portman "a istigare il tutto"... una "vendetta" vera e propria insomma.
"La nostra vita non è nostra, da grembo a tomba siamo legati ad altri passati e presenti e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro"
Quasi tre ore fra stelle e destini, sei e i suoi derivati (18 minuti dopo ad esempio), porte, tra confini e convenzioni, prigioni e veri veri, artifici col libero arbitrio, cicli e ricorsi immersi nella storia più presunta che... vera, dove "tutto è connesso", un'opera mastodontica  che non ha riscosso molto successo, il motivo è presto detto, l'idea stessa portante è più un'ideale, una speranza, che una tesi vera e propria, narrata con dovizia di particolari ma che tengono più alla morale che alla storia di per se, che finisce col perdere fascino e mistero a vantaggio di una didascalica messa in scena. Come a dire che "L'unanimità richiede ubbidienza", l'errore forse sta tutto qui, perchè era necessario giocare con l'ambiguità a cui si prestava il racconto, celare più che mostrare insomma, invece di svelare e proseguire per filo logico temendo forse di far perdere il bandolo della matassa tra le sei storie. Metteteci che la spiegazione è alquanto banale a livello di sceneggiatura e che il film nel suo dipanarsi si fa guardare ma non riesce mai a far scoccare la scintilla, capirete facilmente le critiche che ha ricevuto. Detto questo, la morale della storia, sin troppo sbandierata, è il vero fulcro della vicenda e nonostante tutto non si scade nella noia o nello sbadiglio e non c'è confusione dopo un paio di colpi d'assestamento, ma è proprio questo che non va giù... perchè dopo la visione lo spettatore dovrebbe porsi mille e più domande, ma non ne ha neanche una, dovrebbe uscire confuso dalla sala e non pronto a far altro sebbene edificato sulla metafora/lezioncina impartita... che parafrasando il film sta a: "Essere vuol dire essere percepiti pertanto conoscere se stessi è possibile solo attraverso gli altri ". Paradossalmente gli autori hanno fatto il contrario del coraggio alla rivoluzione che hanno voluto inneggiare, si son troppo preoccupati di di dare un senso, una logica agli avvenimenti, perdendo la vis filmica dell'opera... non è un discorso di durata intendiamoci, ma di sensazione a pelle quasi, il problema è che non siamo di fronte a un disco lungo e difficile da risentire più volte per apprezzarne il senso o carpirne il significato più in la, il problema reale è che siamo di fronte a un film, lungo e per certi versi difficile che è stato reso didascalico e che sai già che non rivedrai mai più, perchè non riesce ad andare oltre... nel senso che le domande rimangono assenti alla fine della visione, sia sui raccordi narrativi, sia sulla morale della storia, non ci aspettavamo un racconto alla David Lynch è chiaro, ma dagli autori ci aspettavamo ben altro.
Ed è un peccato perchè regia, fotografia e attori passano con disinvoltura assoluta i vari contesti, cavalcano i generi, tra una citazione e un'altra, con assoluta nonchalance, passando da Orwell a Wes Craven persino... con maestria, ma è la confezione in se che è sbagliata... perchè in fondo sostanzialmente bastava tagliare qua e la e una sceneggiatura più ferma, coesa ma non didascalica, come si è scelto forse per paura di non essere capiti, meno banale quanto meno in certi snodi, semplicemente per accrescere in mistero, che è quello che manca più di tutto ma è anche la cosa più importante a ben vedere e poi stiamo sempre parlando di un adattamento di un libro: "un libro letto a metà è dopo tutto una storia d'amore incompiuta" e di cineasti di assoluto valore,  ma è andata così, chissà se in altre vite e in altre epoche le cose andranno diversamente. Del resto "E se nessuno credesse a questa verità? Qualcuno ci crede già"

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