Intrecci strumentali di indole punk, melodie oblique, derive noise, squarci di post rock, cambi di ritmo e variazioni, un album da ascoltare più volte e dove c'è sicuramente del buono ma anche tanta confusione e imprecisione, nel senso che ci vogliono le buone intenzioni ma ci vuole anche una certa tecnica e perizia per realizzare il tutto, per non parlare dell'uso riservato alla voce, non eccelsa ma comunque messa in secondo piano sempre, come in "Il muro macchiato": "c'è troppa tristezza nell'aria" e anche quando come in "I passi del ragno" dovrebbe essere quanto meno messa al pari degli altri strumenti, se fai un pezzo alla Massimo Volume per intenderci, se poi le parole si capiscono appena... anche perchè "Non era più una questione infantile bruciare le formiche con l'accendino" è una bella frase, peccato sia una delle poche che si riescono ad identificare. Ci sono comunque ottime idee specie nel trittico iniziale, coese e ben riuscite, dove la confusione è realmente creativa anche se a volte non trova la misura. "Non ancora" è un puro divertsemant che non aggiunge nulla, anzi, "Non c'è questa traccia, non fare quella faccia", pretenziosa alquanto, "Luce dal basso" non convince più di tanto, "Corsa" alleggerisce i toni ed è gradevole proprio per la sua diversità nella raccolta, "occhi abituati a membra di soldati". "Untitled" è una suite di 12 minuti che riporta all'inizio del discorso, tante buone intenzioni e "intuizioni" non messe a fuoco ottimamente, specie per la durata spropositata francamente... troppa sfrontatezza commisurata al fatto forse di voler fare il cosiddetto passo più lungo della gamba.I nostri hanno comunque le potenzialità e tutto il tempo per aggiustare il tiro.
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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