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In Alto i cuori - Massimo Bubola




Un album di parole,  grandi e fiere, che non dispiace di certo ma non aggiunge francamente nulla al canzoniere del nostro, soprattutto verso il versante musicale. Folk ballad, con virate blues in un paio di episodi, ma che non vanno al di là. Restano le parole, quelle si, forti e importanti, quasi sempre, che emozionano anche a tratti e fanno riflettere... per il resto ci troviamo di fronte a un album musicalmente stra sentito, fuori tempo (che non è sempre un male a ben vedere) che rilascia canzoni comunque di buona fattura, dove arte e mestiere si incontrano e si danno la mano con rispetto assoluto per intenderci, col limite però, questo si evidente, di non far mai scoccare la fantomatica scintilla... Oneste, sincere e dotate di una certa carica emotiva... questi sono forse i termini più appropriati per descrivere questi brani... che però dato il valore "oggettivo" dell'artista, era lecito attendersi qualcosa di più:

"Hanno sparato a un angelo": "che non ancora non sapeva gli abissi del mondo, la bestia che si cela"... folk ballad calda e morbida, con parole sentite e importanti, abbastanza classica nel suo dipanarsi con delicate e intense aperture melodiche, ispirata all’omicidio di Zhou Zeng e della figlioletta di nove mesi Joy: 
"cosa possiamo piangere se non abbiamo lacrime, cosa possiamo scrivere se non abbiamo pagine e non possiamo credere che morte sia pietà, hanno sparato a un angelo e a un pò d'eternità"

"Un paese finto": "l'unica cosa vera erano le armi"... impianto folk con venature country, piacevole nell'andamento che ben "si scontra e completa" con la durezza del testo:
"finti politici e finti preti ed erano finti anche i poeti"

"Cantare e portare la croce": "quante stelle cadenti, quante lacrime blues"... quasi "una smisurata preghiera" per solennità e lirismo con tanto di armonica a impreziosire il tutto:
"bisogna aver buoni riflessi, riflessi di lucciole agli occhi, per difendere i sogni i peccati ed i guai ed il treno che non hai preso mai"

"Al capolinea dei sogni": "da ragazzo avevi visto il mondo cambiare o almeno avevi creduto avesse cambiato colore come le foglie d'autunno" col ritornello alla "Generale" a dar la sensazione di marcia epica seppure i toni siano smussati e ancora una volta sono le parole le protagoniste assolute, dure e amare: 
"intorno al collo hai le chiavi di un bar dove ubriacare i ricordi finchè ti accorgi che sei giunto là al capolinea dei sogni"

"Lacrime parallele": "come due sorelle che si tengono per mano"... litania folk a tema... abbastanza stantia nel suo dipanarsi e priva di soluzioni armoniche o variazioni.

"Analogico digitale": "è lasciarsi invecchiare senza farsi tirare, senza mai presenziare fino all'ultimo bluff" blues, scuro e abbastanza standard... per una riflessione su antico/moderno come da titolo, dove non è difficile capire verso dove il nostro o Beppe Grillo(coautore) protenda:
"dammi qualcosa da toccare, dammi qualcosa da tirare qualcosa che si possa bruciare non calembaur"

"A morte i tiranni": struttura folk pop... per un brano che ripercorre storicamente "la rivolta" è il giro d'accordi a ben vedere di moltissimi brani, ovviamente il nostro non scade nella faciloneria ma il brano in se non spiega le vele come si suol dire, proprio per la mancanza di una sterzata melodica convincente:
"e fu la ghigliottina la hit per molti anni"

"Tasse sui sogni": altro blues, sempre abbastanza standard, con un testo ficcante e incisivo che non risparmia nessuno, tutto giocato sulle parole che si attraggono e respingono: "tasse sugli eroi tasse sui vigliacchi" o ancora "tasse sul culo e sulla sfortuna" con la chitarra elettrica a farla da padrona.

"Una canzone che mi spacca il cuore": "l'hai scritta tu, crudele e fredda come un silenziatore" folk blues intimista e complice
"tu dove andrai senza di me stanotte... anche stanotte"

"Ridammi indietro":"... il tempo, un altro non ne ho... ridammi indietro il cuore..." altra canzone "standard" per tema e struttura musicale... con la chitarra elettrica a punteggiare il tutto:
"ridammi quelle nebbie che si alzano mentre parli, gli angeli alla finestra che aspettano che tu li guardi"

"In alto i cuori": "quando tutto brucia e il fuoco non si ferma più"... la titletrack  prosegue nel solco tracciato, altra folk ballad che vede il prevaricare delle chitarre elettriche sul finale:
"quando l'anima è spenta e resta accesa solo la tv"

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