Intervista con Adriano Modica





Come sei arrivato alla legna, dopo la stoffa e la pietra? E' un percorso consapevole o semplicemente naturale... come sei cambiato tu e la tua musica? 
Volevi fare insomma questo tipo di cammino o il tutto è venuto scrivendo, cantando e vivendo?

- Suona strano ma è stato esattamente entrambe le cose: ero partito con l'idea del concept album, poi durante le registrazioni di "Annanna", tra il 2004 e il 2005, mi è saltata in testa l'idea della trilogia. Col tempo cominciavo ad avere le idee più chiare e intanto andavo avanti, le cose mi nascevano tra le mani; poi l'idea dei materiali stoffa, pietra e legno a simboleggiare infanzia, adolescenza ed età adulta ed ecco oggi la Trilogia dei Materiali: "Annanna" l'album di stoffa, "Il fantasma ha paura" l'album di pietra e "La sedia" l'album di legno.

Venendo alla sedia che chiude appunto la trilogia, per noi questo album è un vero e proprio viaggio, sia per come è stato registrato, sia per quello che esprime a livello immaginifico e metaforico ed è indubbio che rappresenti anche una tua crescita interiore, uno sguardo consapevole e lucido su relazioni 
intime e non, che tocca il cuore dell'ascoltatore più attento, irrimediabilmente, che voglia adentrarsi in questo percorso ben inteso, ci dai la tua parola definitiva?

- La sedia rappresenta per me un passo abbastanza importante di crescita in tutti i sensi, personale, musicale e anche come produttore nel senso strettamente pratico del termine; realizzarlo è stato molto complesso e laborioso, un'avventura. Direi che è stata una delle mie sfide personali fino ad ora più importanti e sperando di non peccare di presunzione credo di averla vinta.

Anche se dici di riavvicinarti al "genere umano" lo sguardo come a dire rimane sempre filtrato in qualche modo come in "Alieni"... noi nella recensione ci abbiamo visto anche un ricorso a certa poesia ottocentesca, nel dar risalto agli oggetti più comuni per parlare di se, è una visione errata o è proprio quello il retaggio a cui hai attinto?

- Mi piace l'idea di utilizzare, sia nella scrittura che negli arrangiamenti, semplici elementi di quotidianità. Trovo che questo valorizzi il fatto che pur parlando di esperienze personali, chiunque ci possa trovare il suo posto in quello che scrivo, possa sentire una qualche forma di familiarità e riconoscere nella mia musica un po'della sua storia. Il riavvicinamento all'essere umano e inteso proprio in questo senso, nel tentativo di emanciparmi dallo scrivermi addosso e scrivere anche per gli altri.
Per il filtro alieno che dici tu, beh, per quello non ci posso fare niente, è colpa del mio cervello affetto da grave forma di psichedelia genetica.


La melodia è sempre presente nei tuoi brani, quasi a dare all'ascoltatore in primis una linea da seguire, poi diciamo che ci vuole molta attenzione, come è giusto che sia in un'opera, come sono nati gli arrangiamenti e qual'era l'idea di partenza per lavorare su queste canzoni?

- In tutta franchezza trovo davvero complicato dare spiegazioni sulla genesi del mio lavoro. A volte le cose nascono e prendono forma insieme, contemporaneamente, altre volte nascono separate nello spazio e nel tempo e si incontrano dopo anni. Ti posso dire che mi piace farmi contaminare da qualsiasi cosa ed è per questo che nell'album trovi di tutto dal clavicembalo ai barattoli del miele, dall'harmonium o i fiati fino alla bicicletta o alla porta.

Hai suonato o collaborato con tanti grandi artisti, dagli Ulan Bator a Enrico Gabrielli per citarne giusto un paio... hai qualche curiosità o aneddoto da raccontarci?

- Sono tutte state esperienze importanti alcune belle, altre un po' meno. Curiosità e aneddoti ce ne sono parecchi e non so se sia il caso di tirarli fuori in un'intervista..eheh. La prima cosa buffa che mi viene in mente riguarda il primo live con gli Ulan Bator: Amaury Cambuzat, che conoscevo già da un paio d'anni, un giorno mi manda un sms e mi dice :"ciao Adriano tutto bene? ti va di suonare il basso con Ulan Bator dopodomani a Salerno? improvvisiamo tutto". io ero a Bologna, in quel periodo vivevo li, e in quel momento ero in fila alla posta; mi ricordo che sono scoppiato a ridere da solo come un cretino, l'ho chiamato e ovviamente ho accettato. 
Due giorni dopo abbiamo suonato ed è andata così bene che poi sono rimasto con loro per un annetto.

Non possiamo non parlare delle tue esperienze come attore... è una domanda che ti avranno fatto in tantissimi... ma...

- Questa è una cosa che incuriosisce spesso e molti: ho lavorato per circa quattro anni per la Televisione (Distretto di polizia, Un medico in famiglia, Francesco, Stiamo bene insieme, ecc) e un po' per il Cinema (Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te) ma poi ho deciso di dedicarmi alla musica e per farlo ho preferito chiudere quel capitolo per motivi vari, uno dei quali era che non sopportavo più di vivere a Roma.


Chiudiamo con gli inevitabili progetti per il futuro che possiamo camuffare chiedendoti cosa c'è e dove andrai musicalmente si intende dopo la chiusura della trilogia degli elementi... con eventuali date live da segnalare ai nostri lettori incluse

- Nel mio futuro prossimo ci sono diverse cose che bollono in pentola. 
Intanto per promuovere "La sedia" c'è un tour in tutta Italia iniziato a dicembre e che continuerà fino alla primavera, tour che stiamo facendo in quartetto chitarra, basso, batteria e vibrafono; al momento abbiamo una quindicina di date fissate tra gennaio e febbraio consultabili sul mio sito www.adrianomodica.it.
C'è inoltre un disco praticamente già pronto, cioè scritto e arrangiato, che vorrei iniziare a registrare tra inverno e primavera. 
Sto registrando nel mio studio, L'Ambulatorio Polifunzionale Mobile, gli album di tre gruppi di Reggio Calabria, i Fjelds, Roberta Cartisano e i Film Noir curandone la produzione artistica.
Ho iniziato da qualche mese a suonare la chitarra con Teresa Mascianà, una cantautrice anche lei di Reggio Calabria, che sta preparando disco nuovo e tour internazionale.
Un futuro prossimo di buoni propositi.

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