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Intervista con Eugenio Finardi



Una grande dimostrazione di classe, quella che sabato sera Eugenio Finardi, in compagnia di Paolo Gambino, ha regalato al pubblico del Baluardo Velasco di Marsala, strapieno in ogni ordine di posto. Uno spettacolo intimo, intenso ed emozionante, caldo... come la sua inconfondibile voce. 

Noi di Shake, l'abbiamo intervistato per voi:

Partiamo dal ritornello di Nuovo Umanesimo: “Non è questo il futuro che sognavo quando ancora avevo un futuro da sognare, un futuro da cantare” 

“E' qualcosa di inevitabile, sta crollando l'ideologia del liberismo, nato pure forse con buone intenzioni, con l'avvento della globalizzazione.  Io ho la doppia cittadinanza, italiana e americana. Mia madre vive negli States. Sono andato a trovarla per votare Obama e ho sentito la notizia dell'Alcoa che ha annunciato la chiusura dello stabilimento in Sardegna per gli alti costi. Considerato che all'estero fanno fatica a trovare operai specializzati, mi chiedo: perchè non portare la manodopera italiana all'estero? Invece non succede. Altri esempi sono l'Alitalia e adesso il Monte dei Paschi, quanto ci costano? Per forza ci sarà un nuovo umanesimo, dobbiamo uscire da questo consumismo sfrenato. A me non frega molto del consumismo, è una dipendenza come bere o fumare ( io ho smesso). L'umanesimo sarà un processo naturale. Certo a Cuba non ci sono negozi e tu ci rimani un po' perchè vorresti spendere anche quei 5, 6 euro. Credo che le nuove generazioni stiano recuperando i valori che la mia generazione aveva abbandonato per seguire gli ideali di liberismo e consumismo. Mio figlio ad esempio e ne conosco anche tanti altri, a 22 anni non ha l'auto e la patente, gira con i mezzi pubblici”. 

Probabilmente la soluzione è contenuta in “Passerà” cantata con Zibba: “La notte passerà la chiameremo libertà e domani arriverà l'estate”. 

E' un pò il contraltare di Nuovo Umanesimo, “In realtà la canzone  è ispirata all'uscita di Berlusconi dalla politica italiana, anche se oggi sappiamo alla fine come è andata. Zibba è un amico e mi ha aiutato a scrivere il pezzo, è un grande artista. A tal riguardo devo dire che ci sono grandi cantautori che si sono sempre fatti accompagnare da musicisti appartenenti al loro giro. A me invece piace suonare con giovani musicisti”.


La canzone “ Tu lo chiami dio” anche se è scritta da Roberta Di Lorenzo, rappresenta il punto più alto di questo discorso e in un certo qual modo, chiude il cerchio. C'è anche una sorta di affidamento ad una speranza superiore che dia fiducia al nuovo umanesimo?

 “Non pensavo di fare Sanremo l'anno scorso, pensavo invece di dare la canzone di Roberta ad altri, magari a Fiorella Mannoia. Quando l'ho proposta a Morandi, lui mi ha detto che dovevo essere io a cantarla e secondo una strana legge della fisica, a Morandi non puoi dire di no. “ Tu lo chiami Dio” affronta la crisi della modernità. Viviamo tra guerre di religione, come avviene adesso in Mali. E' un nuovo Medio Evo. L'umanesimo di cui parlo invece deve rimettere di nuovo l'uomo al centro. Io non ho la fede, ma lo stato di grazia, la trascendenza... sono esperienze splendide che si provano anche nella musica e non per forza devono essere abbinate a un discorso religioso.

 E infatti qualche anno fa hai anche rilasciato "Il silenzio e lo spirito"...

 Guarda, io credo che le leggi dell'universo siano le stesse che regolano la musica”.“In quel disco ho fatto un percorso ben preciso, da “Oceano di silenzio” di Battiato a De Andrè. Ho reinterpretato il brano di Battiato perchè mi è sembrato molto freddo, maschile. Il disco poi finisce con l'Ave Maria Fadista. In realtà il disco nacque da una tournée che mi era stata commissionata per il periodo dell'Avvento”.


E' da “Accadueo” del '98 ristampato dopo Sanremo '99, che non hai più fatto uscire un album vero e proprio, escludendo "Anima blues". Hai fatto più l'interprete, l'esperienza teatrale, tralasciando la radio e la scrittura, poi hai sempre rilasciato raccolte con inediti portando in giro sempre tour diversi. Cosa è successo, è una scelta?  

“Purtroppo è difficile scrivere i testi Ne parlavo anche con Fabrizio De Andrè. Il fatto è che non amo molto la musica italiana, mi piace più quella inglese ed è difficile scrivere qualcosa che non ascolti. 

Hai attraverso diverse generazioni e generi musicali, forte della tua esperienza, da “Palloncino rosso fuoco” ad oggi. C'è qualcuno che ti piace, oltre a Zibba? 

“Devo dire che mi piacciono molto i rapper che si sono affermati negli ultimi tempi in Italia, hanno forza comunicativa, come Fabri Fibra. Nella scena indipendente gli Afterhours che sono i padri, ma anche Dente, Brunori. Il problema però è che non è più come negli anni '70, oggi i giovani cantautori assomigliano a qualcosa di già sentito” c'è poca novità. 


Hai avuto diverse collaborazioni nel corso della tua carriera, da Camerini, agli Area, Alice, Max Casacci. Di cose ne hai tante da raccontare, troppe.  Regalaci qualche aneddoto, un ricordo particolare. 

“Demetrio Stratos era un vero amico, io e gli Area eravamo come fratelli. Nel '72 firmai con la casa discografica “Numero 1” così come Demetrio e poi insieme passammo con la Cramps di Gianni Sassi.

E un aneddoto sulla nascita di uno dei tuoi brani più celebri?  

Beh, ad esempio "La radio" l'ho scritta in tram, mentre andavo a Radio Milano Centrale. Volevo presentare una canzone cantata insieme a un coro sardo, era un inno di rivolta. Ma alla Radio mi hanno detto che non c'entrava nulla ed allora il giorno dopo scrissi sul tram “La radio”, tanto allora ero ancora poco conosciuto”.

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