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Kilometri - Amari




Rispetto all'energia funky di Poweri del 2009, gli Amari stavolta tornano malinconici e nostalgici quasi con la voglia di far quadrato attorno alla vita vissuta e ai sogni fatti, in cerca di bilanci con se stessi e con gli altri, sullo scorrere del tempo e degli spazi percorsi, dove l'amore è predominante ma le riflessioni non si riducono solo a questo... anzi,è davvero "un campo minato" insomma, ma cosa più importante, i nostri affrontano il tutto senza perdere di vista la verve dei giorni migliori, scanzonati "delle gite fuori porta a conoscere gente sul treno"... come a dire che non saranno mai "amari" nel senso di... ma disincantati e lucidi, si... Consapevoli.
Per rendere ciò, lavorano per sottrazione in quasi tutte le nove tracce,con un atteggiamento di fondo scarno ma di sicuro impatto che da risalto alle parole cantate, forse mai così serie... come se la maturità fatidica fosse arrivata "nell'attesa" di... e si fosse stufata.
E allora via gli orpelli strumentali e non, la sostanza è quella che conta adesso e questo album rispecchia fedelmente questo assioma, riuscendo ad essere convincente e accattivante (sempre di pop stiamo parlando), in una sorta di easy listening maturo (ancora) e consapevole e un songwriting di tutto rispetto. Di contro, non mancano episodi che peccano di originalità e forse sin troppa semplicità/standard ma la materia pop si sa, vive di rimandi e citazioni e non intaccano comunque il buon ritorno sulle scene della band friulana.

"Aspettare, aspetterò": "ti sembra assurdo che io debba mangiare?" "Lemon tree" dei Fool's Garden (qualcuno se li ricorda?) senza l'apertura melodica decisiva però del ritornello, il testo a tema non è male, il cantato però non convince in pieno: 
"aspetto che arrivi l'ispirazione che cada dritto in testa come da un piccione"

"Ti ci voleva la guerra":" ... per svegliarti a colpi di cannone, per rompere la bolla non ti basta una canzone" synth pop "estivo e vintage" che non dispiace affatto, ottimo e ben costruito il ritornello, una delle migliori tracce del lotto.  

"Africa": "è inutile anche dirlo si stava meglio prima"... arrangiamento scarno ma efficace per una brano tendenzialmente folk/pop a sfondo chitarristico, "la provincia" è il tema sviscerato nel testo con buone punte di malinconia, con disincanto come si evince anche nel bridge finale che ripete "prova a spiegare la provincia a chi sta in Africa":
"ma sareste fieri di me che ero mi so sbronzare anche quando poi mi tocca guidare"

"Il tempo più importante": "lavoro sul pensiero che l'amore sia un lavoro straordinario che costa un pò di fatica in più"... con un gusto retrò affascinante e incisivo, il brano è ben costruito anche se in certi risvolti melodici ricorda qualcos'altro, non è un caso dunque che arrivi così immediata ed alla fine è pur sempre un merito: 
"artisti del rimpianto canzonette senza fiato" 

"Il cuore oltre la siepe": il ritmo è più sostenuto e meno schematico, col synth che si prende i suoi spazi in un arrangiamento che stavolta è ricco come mai prima e ben strutturato, da segnalare l'ennesimo ritornello killer: 
"me la prendo con te ti do colpe anche se io lo so che non vuoi rispondere"

"La ballata del bichiere mezzo vuoto": "ti hanno detto che ero stronzo da bambino mi dispiace che non c'eri dal principio" una sorta di esperimento l'arrangiamento, che riesce perfettamente, in un mood accattivante e dissacrante accompagnato dall'ironia dei "coretti" che si sposano ottimamente con quella del testo:
"ti hanno detto che siamo una bugia ma se mentiamo assieme noi facciam sul serio"

"A questo punto": "chi può dire come mai siamo arrivati a questo punto chi può dire come mai abbiamo superato proprio tutto"... ricordi e bilanci, partendo proprio dal ritornello alla Max Pezzali, si intenda per melodia e testo, l'unica cosa che stona nel contesto, peccato, perchè il sound leggero e intrigante che si fa complice non dispiace affatto così come il testo, ricco di immagini divertenti e scanzonate che contrastano la malinconia evocata: 
"ti giuro che possiamo crescere"

"Kilometri": "io che in un libro cerco sempre il gran finale una montagna di pensieri da scalare" la titletrack mostra l'altra faccia della medaglia, in primis musicalmente, perchè nostalgia, malinconia e compagnia bella sono ben presenti nell'album ma venivano quasi sempre stemperate da melodie accattivanti... i nostri così come in "Il tempo più importante" sfoderano una buona dose di maturità pop, l'arrangiamento giocato su atmosfere sospese convince nonostante il richiamo a Tiziano Ferro (che non stona, ma è evidente) nel bridge:
"forse finirò quel testo che mi aspetta innanzi al letto per ritornare a raccontar di noi e di scrivere di viaggi leggendari"

"Rubato": "domani recupererò il sorriso dal fondo di un tombino" giochi di parole e speranza ritrovata "non chiuderò più a chiave mi fiderò di te"... la traccia che chiude l'album è solare e piacevole anche se non aggiunge nulla a dire il vero e sembra più un modo di dare l'arrivederci con ottimismo:
"il futuro ora c'è"

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