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Quello che so sull'amore di Gabriele Muccino



Per parlare di questo nuovo film di Gabriele Muccino interpretato da Gerard Butler, Jessica Biel, Catherine Zeta-Jones, Uma Thurman, (queste ultime due irriconoscibili, causa botox crediamo) Dennis Quaid, Angela Lansbury e Judy Greer,
partiamo da due fattori a nostro modo indispensabili e che sono solo in apparente contraddizione: primo, il fattore America e il flop annunciato e inevitabile e secondo, l'autobiografia del suo autore. Inevitabile l'insuccesso perchè una storia del genere, col calcio protagonista e non appunto un eroe del baseball o del basket nonostante la crescita del "nostro sport nazionale" in America è quanto meno rischioso, ma Muccino ne è cosciente, i momenti dove il film strappa un sorriso sono appunto riguardanti questo aspetto: "e mi dai trecento dollari per tutta questa roba? Tu portami la maglia di Michael Jordan" o ancora: "ma come fa? Sono straniero" e qui che le due tematiche apparentemente inconciliabili si armonizzano nelle intenzioni mucciniane, "nello straniero che non sa più dov'è la sua vera casa"  ovvero il centravanti caduto in disgrazia è equiparabile al nostro regista e il film in qualche modo ripercorre le tappe di "una sfida" quella di Muccino di farsi accettare e capire negli Stati Uniti fino in fondo. La trama del film è quanto di più vicino alle sue vicende professionali e coniugali ci possa essere e non crediamo sia semplicemente un caso, anzi da wikipedia apprendiamo che il nostro ha tre figli: Silvio Leonardo, avuto dalla scenografa Eugenia Di Napoli, Ilan, avuto dalla violinista Elena Majoni e Penelope, avuta da Angelica Russo. Il 22 dicembre 2012, Gabriele si è sposato con Angelica Russo, a Roma... ed ecco infatti che il protagonista alla fine rifiuta il lavoro, per tornare/restare a casa... Tra l'altro il titolo stesso del film è alquanto esplicativo del concetto espresso.
Tutto questo per dire che il film mostra il lato più sentimentale possibile del regista, forse quello più vero e sincero e che forse troppo preso dalla storia intima, dalla rabbia e perchè no dalla delusione, emotivamente parlando, ha finito col perdere anche lo smalto propriamente filmico optando per darsi in pasto ai sentimenti fuori controllo. Un film di decadenza salutare potremmo dire (o quanto meno speriamo), di liberazione, dalle sue stesse e legittime ambizioni che forse erano diventate ossessioni. Fatte queste debite premesse, il film non è brutto nel suo insieme e si può comunque vedere, ovvio che che ci sia molto che non va e che in certi casi si scade nel ridicolo involontario e che certi accadimenti siano piuttosto "telefonati" per così dire e il "sentimentalismo" sia sempre alle porte ma è un film, ribadiamo, che Muccino sbaglia anche se inconsciamente, consapevolmente e lo fa per ragioni che possiamo solo supporre.

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