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Antonio Maggio - Nonostante tutto




Dalla vittoria di X Factor nella prima edizione con gli Aram Quartet a quella da solista nel recentissimo Sanremo Giovani, Antonio Maggio arriva al suo primo album vero e proprio e delude abbastanza, rimanendo invischiato tra la ricerca del tormentone e aneliti d'autore, sembra quasi procedere a casaccio, tanto che in queste tracce pur assomigliandosi tra di loro, è la confusione, la mancanza di direzione a regnare incontrastata. Non mancano i brani dove il talento del nostro è ben espresso, Un'altra volta e Figli maschi e il brano "che ti fa svoltare", come la sanremese Mi servirebbe sapere... ma per il resto che sapeva cantare lo si sapeva benissimo e così anche brani di certo non eccelsi si salvano nel calderone della mediocrità, ma è davvero troppo poco per uno che vince sempre dove lo metti lo metti.  

"Nonostante Tutto": "io non voglio perderti voglio solo illudermi che va tutto bene" filastrocca vintage anni '80 melodicamente stra sentita:
"proverò a difenderci dalle nostre deboli buone volontà"

"Mi Servirebbe Sapere": la bella copia del brano precedente, sicuramente più incisivo e come avevamo detto nelle pagelle sanremesi è fresco e furbo per non dire altro, comunque un vero e proprio tormentone, teatrale e riuscita l'interpretazione vocale che ben si sposa con l'accattivante melodia e il ritmo popolare e danzereccio:
"e fammi male tanto male fammi male tanto male"

"Anche Il Tempo Può Aspettare": un reggae punteggiato da un'elettronica leggera nella strofa che si stempera nella melodia ariosa e scanzonata del ritornello, assomiglia per certi versi a gli ultimi singoli estivi di Luca Carboni con meno appeal:
"notti a prima vista senza te non sei più accanto tanto c'è il servizio fai da te mentre ancora canto" 

"Sotto La Neve": ballad per piano e voce abbastanza standard nei suoi snodi pop, con un testo non memorabile, rivitalizzata da un cantato sugli scudi:
"sembra che non sia stato mai facile stare fermo a guardare la neve cadere se cadiamo noi"

"Parigi": giochi di parole e ripetizioni, per una "Gatto matto" dai suoni ancora una volta vintage... ma francamente da passare oltre:
"Parigi lo sa che l'amerò per l'eternità ma sono così mi svago vacando sono un vagabondo" 

"Doretta Mia": "troppi calcoli annientano il mio intelletto" cadenze felpate nella strofa e dance "caseraccia" nel ritornello, con un testo ironico e ricco di accostamenti arditi, il risultato non dispiace:
"ma io non mi scoraggio tanto è vero che son Maggio"

"Un’Altra Volta": in pieno stile anni '60, una ballad che gode di un ottimo arrangiamento, giocato sull'alternanza dei toni pur rimanendo essenziale e una convincente interpretazione, il miglior brano dell'album a nostro parere:
"dipendesse da me... io ho pagato il mio cuore per non piangere"

"Inconsolabile": si rimane nei meandri della ballad anni 60, accentuando stavolta la solennità "di quei tempi e di quei sapori" al punto che non c'è un attimo di respiro e l'arrangiamento è un crescendo continuo di intensità, forse troppa:
"respirerò inconsolabile questa voglia di te oltre le mie solitudini c'è il profumo che ho di te"

"Figli Maschi":"che fastidio questo stato mi degrada" qui invece ritorniamo alle tracce che aprono l'album, un folk popolare ritmicamente incalzante con un ritornello che qua prosegue sul tema e si appoggia sulla melodia, con un testo dove i giochi di parole del nostro risultano incisivi come non mai 

"Chiedilo Alla Sera": "io faccio ufficialmente parte del girone degli ingenui" piace la strofa scarna e funzionale a far risaltare sia il testo del brano che la voce del nostro, poi dal ponte al ritornello il tutto si appiattisce, melodia scontata, rime come sera/sincera e falsetti esagerati e striduli, una sorta di compendio di quello che Antonio Maggio non dovrebbe fare

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