Fuzz Orchestra - Morire per la patria



Un album pesante, potente e importante al tempo stesso, un vero e proprio macigno, un monolitico di impianto proto metal che va via via arricchendosi di mille sfumature, dall'hard rock alla colonna sonora, dallo stoner al noise, grazie anche ad ospiti prestigiosi come Enrico Gabrielli e Xabier Iriondo, pur rimanendo fedele comunque all'origine. 
Dopo l'ascolto è come uscire fuori da una scazzottata dove però seppur sanguinante rifletti sulle parole, prese in prestito dai nostri, inevitabilmente, come a dire Blob, fluido che uccide...  
e come dire ancora "necessario e impellente"... e "attuale", come lo è Pasolini per esempio. 
La sensazione vivida è quella che sia il palco, l'ideale ipotesi di fruizione della band... per meglio assaporare l'impatto viscerale e carnale dei brani. 
Su disco infatti la potenza rilasciata da suoni e parole a volte da come l'impressione di implodere, un pò come se a un certo punto venisse a mancare l'aria, specie nella parte centrale dell'album.

"Nella lotta legale, o illegale, per ottenere ciò che non abbiamo, molti si ammalano di mali vergognosi, si riempiono il corpo di piaghe, dentro e fuori, tanti altri cadono, muoiono, vengono esclusi, trasformati, diventano bestie, pietre, alberi morti, vermi. 
Tuttavia, un paese incantato sopravvive, dentro e fuori da noi. 
Per ritrovarlo dobbiamo essere pronti a sparare, 
sparare contro tutti i comandi, a cominciare dai nostri. 
Alzo a battuta zero e fuoco a volontà."

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