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Nella casa di Francois Ozon



"perchè credevo che tu fossi diverso, un ragazzo normale"

Romanzo di formazione, a tinte letterarie ma anche film in fieri nel vero senso della parola, o film nel film che dir si voglia, dove le arti si intrecciano e non mancano i riferimenti e le citazioni, anzi... dove il ruolo della creazione assurge a protagonista, anche simboli religiosi a corredo di ciò, (Ester, mele...) fra critiche più o meno velate, affidate alla moglie curatrice di una galleria d'arte "il problema non è ciò che espongo ma il nome, il labirinto del minotauro fa paura alla gente" a quello che vuole il mercato e spari sulla croce rossa alla vita borghese. Il ruolo della voce off e del suo adattamento cinematografico la fa da padrone e scandisce il tempo filmico e la commistione a cui lo spettatore assiste, esemplare la frase: "dalla letteratura non si impara niente caro, cosa aveva in tasca il pazzo che ha ucciso John Lennon? Il Giovane Holden" o ancora "sei pessimista tornato dalle vacanze.. ho letto Shopenhauer tutta l'estate" e il ruolo della televisione nella società moderna: "certa gente si diverte a guardare dal buco della serratura" o ancora "ma vedendolo usare il telecomando ne deduco che sia lui il capofamiglia" , Francois Ozon grazie anche alle convincenti prove di Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Menochet, incuriosisce col suo "sguardo" indiscreto sulle fascinazioni borghesi con tanto di presunta normalità, ma fino a un certo punto, via via che il tempo passa infatti, le novità che il professore apporta agli scritti del giovane e dunque alla narrazione filmica vera e propria, fanno la fine della sua vita sentimentale, tra realtà e finzione, non ci sono scorciatoie e il film avrebbe decisamente bisogno di una sterzata, di un cambio di ritmo, di toni e atmosfere... come a dire che quasi tutto il secondo tempo a parte la buona trovata del professore stesso all'interno dei racconti del ragazzo, finisce col trascinarsi stancamente verso più finali dati in pasto ma per gli spettatori più scafati proprio verso quello più plausibile che dovrebbe essere quello invece più incredibile... peccato, perchè le fondamenta ci sono, c'è l'ambiguità tipica e la morbosità nel filmare certe scene care all'autore, lo stesso tema, il colpo è ben assestato in chiave messaggio, ma alla lunga come si suol dire il gioco pur bello stanca decisamente... e il tutto si risolve in un esercizio manieristico che si scontra con il didascalico nel far capire il senso, la critica, il messaggio che l'autore vuole esprimere... i personaggi non si evolvono e tutto quello che potrà succedere non è scontato ma alquanto guidato e indirizzato, il duello tra realtà e finzione è lasciato nel vago e non esplicitato completamente e invece a parer nostro era proprio quella la carta da giocare per mutare decisamente il corso degli eventi narrati e facendo uscire il film stesso da terreni appositamente arati..."ma a piedi nudi la pioggia non potrà danzare"

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