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Venus in furs - Bra! Braccia rubate all'agricoltura



Potenti e ammiccanti,su un solido impianto hard rock blues, non dispiacciono di certo, peccato che i Venus in furs poggiando tutto o quasi sul messaggio dei testi, pagano forse proprio il fatto che i concetti sono stati già ampiamente espressi per così dire... la band va giù duro e musica e parole scorrono all'unisono, il tutto è ben assestato, ma la lotta agli stereotipi, che siano indie, televisivi, sociali... pecca di retorica a lungo andare, l'uso eccessivo della ricerca di parole a sensazione fa il resto, da sommare poi alla breve durata dell'ep. La band non è di certo male e ha i mezzi per smussare quanto detto sopra ampiamente, anche perchè la vena pop che emerge qua e la abbinata al piglio deciso, non è da sottovalutare:

"Leggins": hard rock venato di blues: "fuori dalle palle che non è possibile"

"Braccia rubate all'agricoltura":"vola bimbo minkia" come sopra più variegata e accattivante "finchè nessuno vede no, non c'è crimine"

"Nel blues dipinto di blues": breve intro che porta direttamente alla traccia successiva

"Nel nome del padre": beat rock blues ben congeniato "siamo il paese dei bamboccioni ci compreremo anche l'aria dei polmoni" buono il reading finale

"Sotto stress": "come la bilancia sotto Platinette, Corona senza la Belen, Pino Scotto in una boy bond.. ottimo lavoro di chitarre da segnalare... per il miglior brano dell'album

"Via del cappello": "rilassamiiiiii"... andamento cantilenante e sinuoso dal mood cinematografico, interessante:
"e dal niente arriva lei con due calici come desideri suoi e del niente arriva lei a soddisfare i miei"

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