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Benny Moschini - Sono qui ancora



Dopo gli inizi come DJ e il passaggio a sonorità soul funky, Benny Moschini riparte da dove aveva lasciato ovvero da quella "Rabbia" qui riproposta, dunque da sonorità tendenzialmente rock che sfociano nel pop spesso e volentieri, il tutto filtrato alla materia italica con grande pathos ed enfasi. Gli arrangiamenti sono ben curati e certe trovate di natura elettronica non dispiacciono, anche se non ci sono sorprese per così dire, così come l'ascolto dell'intero lavoro ci appare si coeso, ma privo di mordente, i testi pur scritti senza eccessive sbavature e con sincerità spesso risultano didascalici. La cosa curiosa per un disco del genere che è rivolto principalmente a un pubblico mainstream è che molto spesso le strofe si fanno preferire ai ritornelli che a tratti sono macchinosi per costruzione armonica, non è il caso della titletrack :"Sono qui ancora": dove tutto è al punto giusto e la strofa, gradevole pop elettronico con l'entrata delle chitarre elettriche nel ritornello, molto orecchiabile, risulta sicuramente piacevole:"potresti anche dir di si com'è difficile trovare quelli sguardi giusti che sanno gelare anche l'anima","Il segreto del tempo" ne segue le orme, con una buona prova vocale e degne aperture melodiche:"non pensare a quello che potevi mai riprendere il passato a volte sai può essere inutile il ricordo spesso è un fragile limite che nessuno ha provato mai a fermare", con "Amaro": si incupiscono le atmosfere... e arrivano le prime crepe, tutto è come portato troppo all'eccesso "a volte quel senso di magia in cui credevi genera un senso di follia e nasce la pazzia", eccesso che ritroviamo in "Viva": rock ballad quasi alla Modà per la troppa enfasi: "un ricordo può far male amarti lo è di più". "Basta": filastrocca pop rock ad effetto "non ti serve a nulla la speranza se ti fa essere matta" è a nostro avviso il miglior brano dell'album, dove la commistione pop/rock ricercata è pienamente raggiunta, "Insieme lontani" e "Il senso", sono classiche ballad rock, con ampio ruolo riservato alla melodia e ai soli di chitarra elettrica, con il cantato che non convince specie nella prima canzone, dove appare sforzato,"Rabbia":"la vita è come il vino se ne abusi ti ucciderà" è un discreto brano rock anni 90 italia, già edito qualche anno fa, con "Mai come voi" con Esteban, "l'illusione è la migliore dell'ipotesi" c'è il rap e aperture discrete nel ritornello, tutto nei canoni, ma risultato non male. Il duo "Da me" e "L'amore è" invece delude per mancanza di incisività, ma magari, ripetiamo a un pubblico mainstream sono tracce che possono piacere tranquillamente, in particolare la seconda, perchè comunque sono onesti brani pop, non dispiace invece l'intima e solenne "L'eleganza dell'ingenuità" con Manuel Auteri che chiude l'album. 

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