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Dimartino - Non vengo più mamma



Dopo due album piuttosto similari tralasciando i Famelika, Dimartino in questo "Non vengo più mamma", sforna 6 brani dove conferma la sua vena poetica lucida e trasognante, chiedendosi "se l'anima sopravviverebbe lo stesso senza più un corpo ad ospitarla", un mini concept sul "poco prima di partire" dal distaccarsi dalle cose terrene e materiali, su come sia difficile, nonostante la "scomparsa" sia inevitabile e  "cadere giù è un secondo", perchè ci sono i ricordi, i sentimenti, le persone ad onorare "il corpo" e allora "le mappe stellari" finiscono per riportarci inesorabilmente al solito bar... A ciò sono legate le tavole di Igor Scalisi Palminteri contenute nel disco. Detto questo, la novità più sostanziale di questi brani, è di natura prettamente musicale, rappresentata da un abbondante uso dell'elettronica, che ora colora, ora sporca la melodia in maniera confacente, dalle ritmiche invasive, quasi sempre a tempo di marcia, dalle sperimentazioni in fase di arrangiamento che caratterizzano in misura più o meno maggiore la totalità dei brani e che ben si amalagamano anche nei contesti più leggeri e pop. Alla resa dei conti, l'accostamento con Battiato, a livello quanto meno "ideale" per la commistione di toni e atmosfere, con la tesi che sta alla base dei brani,  non ci sembra azzardato e ci rende di certo curiosi su come Dimartino svilupperà in futuro la carne messa a fuoco oggi "poco prima di partire":

"No autobus: un mood elettronico pulsante e nostalgico: "'93 novembre con lo zaino di He-Man" che si libra nella melodia dell'ottimo ritornello: "bacerò un astronauta per avere un contatto con le stelle, con l'assenza di gravità, per sentirmi più lontano da voi dal traffico, dai letti comodi, da me"

"Il corpo non esiste": strumentale, che prosegue in un certo qual modo la traccia precedente, col pianoforte a disegnare l'atmosfera e a essere sommerso dai loop

"Piangi Maria": "mappe stellari che ci riportano sempre qui davanti a un gin lemon, dentro la pancia di un altro bar"... marziale e ipnotica,  con un crescendo continuo di ritmo e intensità: 
"ma non ho più i miei superpoteri e neanche un fiore per vederti felice e forse è giusto che stiamo qui a berci tutto"

"Scompariranno i falchi dai paesi": "... i vetri dalle finestre scompariranno i gradini dalle chiese... tu e forse anche io" suggestiva poesia sulla caducità dell'esistenza

"Come fanno le stelle": "cadono i capelli dentro i lavandini cadano i bicchieri ai camerieri" ideale proseguimento della traccia precedente, con un ritornello vintage '80 molto orecchiabile:
"cadono le parole che non vuoi sentire, cade la cultura occidentale, cadono le vecchie dalle scale, si cade giù in un secondo, si cade come le stelle del cinema muto"

"Non torneremo più":" questa stanza non ha più pareti ci siamo solo io e te, belli come aeroplani poco prima di partire" il brano più contaminato, da Gino Paoli al riff di basso tagliente sul quale si innestano le chitarre elettriche e poi improvvisa la melodia per ritrovarsi quasi in territori new wawe, con un ottima coda strumentale che accomuna i temi perfettamente, il risultato è sicuramente affascinante.

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