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I Gatti Mézzi - Vestiti leggeri



Gran bel ritorno per I Gatti Mézzi, "Vestiti leggeri" è infatti un'ode al buon gusto, alla classe innata della band che rilascia l'ennesimo rifugio ai mali della modernità... Fuori dal tempo e dentro al sogno, colonna sonora di immagini ora nitide ora sfocate che si fanno posto nella memoria, questi brani sono acquerelli, istantanee, ricordi, destinati a rimanere sospesi nello spazio che i nostri creano, ammaliando l'ascoltatore dopo un paio d'ascolti, con l'ironia verace delle loro radici che si scontra con la realtà quotidiana, sorretti da un'arrangiamento sontuoso ma mai invadente, funzionale e prezioso... sempre, che dona luce nuova al corpus... "poesia" è forse il termine più adatto ed è bello sapere che ci sono in Italia gruppi del genere, di contro, il fatto che I Gatti Mézzi siano poco conosciuti in Italia e non stiamo parlando di esordienti per la precisione... evitiamo giri di parole, anzi, restiamo direttamente senza:  

"Piscio ar muro": "meno aiuole più figliole" atmosfera cinematografica per un mood giocoso e irriverente, tipico dello sberleffo:
"firmo il posto che rimane con il mio pennello in mano"

"Marina": "...di Pisa che sembra un'acciuga e si veste da orata", poetica e sospesa con un'arrangiamento mininimal e orchestrale nello stesso tempo, che rappresenta uno dei punti di forza dell'album.

"Soltanto i tuoi baffi": toccante dedica al padre tra ironia e amarezza, tra contrabbasso e archi:
"un giorno hanno detto bisogna spostare il capofamiglia su un altro filare"

"Ti c'ho beccato": beat venato di blues, tutto giocato per sottrazione con i fiati che si prendono la scena nella seconda parte:
"e allora spiegami perchè non c'ha problemi a buttà un divano dentro ar fiume e poi gli basta di guardà Santoro per non sentirsi un sudiciume..."

"Pepe": "s'andrà a rubar le susine quando le luci son spente sarà ganzo vederti divertirti con niente" è il padre "diventato" a parlare, "alla figlia" con la solita ironia, sorretto da preziosismi strumentali

" Delirio (Tittitti)": jazzy e dissonanze che vanno all'unisono in questa traccia dalle tinte "notturne" dove è il soliloquio dell'uomo a cercar risposte:
 "prende forma un bel delirio me ne accorgo quando piove c'ho la moto da legare devo ancora cucinare"

"Lacrima meccanica": "ho tagliato i piedini alla barbie abbronzata per non farti sentire così inadeguata"... rumba, jazz e aperture melodiche alla Lucio Dalla, con la chitarra adeguatamente a punteggiare...
"e allora piangi dai bimba pingi ma per favore dai amore piangi davvero"

"L'amore 'un lo faccio più": " no a casa 'un ci torno più non potrò trovarti a letto calzettoni, no scapperò" swing lento e suggestivo abbastanza standard nel suo svilupparsi, con ancora ottimi inserti strumentali.

" Fame (Feat Brunori Sas)": un beat blues jazzato trascinante e dissonante, dall'incedere quasi marziale e ipnotico, altamente suggestivo:
"... si era detto tante cose che c'avevi più capelli quanto cazzo hai lavorato"

" Furio su 'na ròta": "corri e mangia questa strada devi solo aver paura di frenare quando piove"... altra dedica, stavolta "al figlio"... è intimità la parola giusta per trasmettere le sensazioni che il brano suscita, senza tralasciare il fatto che il ritornello a mò di ninna nanna cantilenante è un invito al canto 

" Noi": "noi ormeggiati in un bar si avanti a sarà"cinema (come all'inizio) e Paolo Conte, il risultato è suadente, intenso e lirico coi fiati a dar risalto a uno dei migliori testi dell'album:
"te sei più sveglia di me ma ti garba il Fernet "

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