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Stoker di Park Chan-wook



"A volte devi fare qualcosa di male per impedirti di fare qualcosa di peggio"
Stoker  è un thriller psicologico con un retrogusto horror, visivamente impeccabile, Park Chan-wook rilascia cinema d'autore non c'è dubbio e la sua mano si vede (oltre naturalmente al montaggio di  Nicolas De Toth) nelle sovrapposizioni di immagini e il racconto che spesso scorre in parallelo giocando col tempo e con lo spazio, negli splendidi giochi di luci e nella mdp sinuosa ed evocativa e allo stesso tempo morbosa e fredda (merito va dato anche alla eccellente fotografia di Chung-hoon Chung)  come la storia sceneggiata da Wentworth Miller, ispirato da Hitchcook e Bram Stoker (ovviamente) con l'aiuto di Erin Cressida Wilson, pretende... tra la metafora (ostentata) delle scarpe.. "imparare a camminare da soli", "libertà", "crescita" e del ragno che tesse la sua tela e che si muove sempre "più in su" sul corpo della giovane India e nel rapporto di amore/odio, paura/pulsione che si instaura tra i due protagonisti, Mia Wasikowska per l'appunto India Stoker e Matthew Goode,lo zio Charlie, che dopo la morte del padre si instaura in casa Stoker, seducente e misterioso, con Nicole Kidman a far ora da tramite ora da scoglio... in attesa del "morso" definitivo che contagerà irrimediabilmente India. Quello che manca al film, pur apprezzandone la forma stilistica è il dipanarsi degli eventi sin troppo lineare, causa l'eccessiva volontà di spiegare passo dopo passo gli accadimenti, metafore didascaliche comprese, che ben presto si presentano via via allo spettatore, quanto meno troppo in fretta, per timore forse di far confusione ma un lavoro del/di genere vive soprattutto di phatos oltre che tensione/passione narrativa... che va scemando purtroppo causa appunto questo eccesso didascalico... un vero peccato, perchè il livello della pellicola poteva essere eccelso, per la tecnica, per la colonna sonora di Philip Glass e Clint Mansell, per la recitazione ottima degli interpreti. Detto questo, "Stoker merita ampiamente  la visione.
"Per me non è importante chi sei, è lo stesso anche per me... non è importante chi sono"

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