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Arangara - Grazia in punta di piedi...


Gli Arangara sono attivi sin dal 2005 ma l'album, il terzo "Grazia in punta di piedi" in italiano, che avrebbe dovuto produrre Lucio Dalla, lo produce di fatto Francesco Guccini con la sua Paolo Fabbri 43, facendo supervisionare artisticamente il lavoro dal grande‘Flaco’ Biondini e la Universal lo distribuisce... mica male per Gianfranco Riccelli e soci che arrivano finalmente al grande pubblico, con sincerità, semplicità e tanto merito. Dieci canzoni di stampo folk, arricchite da tanti strumenti "popolari", che servono a puntellare, impreziosire, dosando parole ora forti e amare, ora disilluse ora ricche di speranza... con fierezza e anche poesia ma soprattutto con tanta voglia di raccontare e di dar voce... gli arrangiamenti a tal riguardo sono sempre molto scarni, essenziali, non cercano di snaturare con virtuosismi l'impianto originario ma ne sono sempre degno e confacente tappeto sonoro, diversificando di volta in volta la struttura del brano in se. A cominciare dalla rilettura del brano di Claudio Lolli, "Specialmente di sera" in origine intitolata Torquato, il risultato è intenso e intimo nel suo ritmo zingaresco che il gruppo gioca quasi a celare, con la fisarmonica sugli scudi: "la gioventù non è questione di anni ma piuttosto di sassi nel cuore se c'è la fionda si può sempre tirarli rompere i vetri espropriando l'amore di una città fatta ingiallire sui muri da manifesti contro una galera attacchinaggio contro la malattia per la libertà e specialmente di sera". La titletrack "Grazia in punta di piedi": "non potevamo noi fare di meglio non ne abbiamo le capacità"... è una filastrocca retta da delicati arpeggi di chitarra al cui motivo è affidata ogni fine strofa (che racconta storie di tanti personaggi) e che è ben esplicitato nel ritornello vero e proprio: "la musica di solito mi prende come il mare mi stringe forte il cuore si alza la mia vela". "Il viaggio": "senza un perchè rispondono costantemente andiamo... " i veri viaggiatori"... con la voce in primo piano e la fisarmonica protagonista nel finale strumentale. "C’era la luna a Portopalo" : "c'era tutto ma non c'era niente in quella notte di disperati c'erano solo sogni nella mente prima di finire annegati" che ricorda De Gregori per certi passaggi testuali  e nella melodia della strofa e ha il ritornello in dialetto calabrese cantato da Donatella Dovico. "Ombre rosse": è incentrata sui tamburi ma anche in questo caso non mancano le  aperture melodiche "c'è la guerra siamo in Arizona ma non mancheranno i nostri eroi ma il destino è baro prova a venir giù guarda e troverai solo cowboy" il testo è di Bassignano. 
"I nostri padri": ballad al pianoforte, molto poetica... scritta da Manfredi, dedica al padre, anziano... "che la sera si addormentava tra i ricordi di una vita" "io parlo di mio padre curvo che guardavo stupito non riusciva a capire perchè ero sfinito, perchè credevo a tanto se non credevo niente perchè tanta speranza feroce ed inconcludente".  la dedica di "Lucio" non è di difficile interpretazione : "e c'è un omino piccolo lassù che torna sempre tardi da lavorare e c'è un omino piccolo lassù con dentro un sogno da realizzare" è un brano folk con il ritornello che spalanca la porta letteralmente alle emozioni... con gli ottimi soli di chitarra gitana.. "Come non" è una ballad a tinte rock dai sapori anni 70: "e la vedo tutto questa ridicola sconfitta" "e la vedo tutta questo disperazione fatta". "Appari mai": "senza di nui non si produci nenti" popolare e in dialetto, cantata da Antonella Barberio... "e pure essendo nui la maggioranza, riscino ancora iddri a cumannari ni sciarriamo tra nuiatri uguali" reggae sound assolutamente trascinante e con un testo diretto che arriva dove deve arrivare. "In fondo e’ una canzone"...  e non c'è niente da capire, De gregori docet... perfetta prosecuzione del brano precedente si chiude infatti a tempo di ska... coi fiati in evidenza... e si chiude in speranza, come è giusto che sia: "amo la verde luce dei tuoi occhi sognanti"

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