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Galleria Margò - Fuori Tutto


Apriamo questa recensione con: "Torneremo ancora a sognare sopra il carro perchè le stagioni passano ma i ritornelli restano", frase tratta da "Distretto nove" che chiude questo promettente esordio "Fuori tutto" dei "Galleria Margò" perchè è alquanto esplicativa del lavoro compiuto dalla band. Dove se il carro può essere indice di contraddizione per i suoi diversi e ramificati significati... ma può comunque essere equiparato al concetto di pop, inteso nel senso più ampio possibile... "i ritornelli restano" è definitiva e ci descrive il gruppo nella sua espressione e nel suo potenziale... non c'è un brano che dopo due ascolti infatti non resti in testa, melodie e arrangiamenti sono catchy e intelligenti e non è un ossimoro e i testi... sono meglio... "un campionario estetico della contemporaneità" come recitano le note stampa, che musicalmente poggiano i suoi artigli su un pop elettronico di base, che non manca di varietà stilistica, fresco, irriverente, ironico ma anche malinconico, amaro...  a partire dalle citazioni di "Giro di vite": dal Nanni Moretti di "Ecce Bombo": "in giro vedo gente mi muovo e faccio cose perchè ho le vene artistiche diciamo varicose"  dove un piglio nel sound alla 883 per dinamiche armoniche e d'arrangiamento fa da cornice a un testo che sembra tra virgolette (siamo dei visionari lo sappiamo.. o meglio sono "giri" che ci facciamo in testa) fare il verso al cantautorato di nuova generazione, Nicolò Carnesi(la moleskine è entrata in borsa non la mia) Vasco Brondi (e noi c'eravamo tanto armati usando qualche bic per sciogliere i primati) buono il  bridge... il primo singolo "Glitter": si sposta su territori quasi dance "chi si accontenta rode", convince ma non entusiasma a dire il vero... "Cupido se ne fotte": "se solo provassi per me la metà dello stima che ho per il tuo decoltè... ha un testo fantastico, sposa toni più morbidi...per un brano fresco e leggero con un ritornello ad ampia cantabilità, forse l'apice dell'album insieme a "Dovessi mai": dal gusto vintage... "perchè tutti i film d'amore fanno male all'erezione e pure il sesso orale forse provoca  tumori ma quello di Platone è anche peggio, il nostro nel parcheggio rovina l'ammortizzatore apprezza il fatto che non ti porti mai a ballare fuori dalla mia stanza e sarebbe da evitare la solita tendenza di trovare interessanti le foto un pò sfocate" con un ottima  costruzione del ritornello, per  l'uso del mixaggio delle voci, cosa che è presente spesso nella costruzione dei brani, con tanto di ripetitività della frase tormentone... una scelta che convince in toto. Con "La danza del mentre": arrivano le chitarre e la ritmica si fa più decisa e diretta, il pop si avvicina a dinamiche rock, "com'era bello stare soli insieme" per un ritornello che ricorda da lontanissimo i Baustelle, più  per il testo che per la progressione armonica che non viene sviscerata più di tanto... "Paga tu": pop/punk elettronico...  "che poi vado a prelevare come sei bella tra i fondi di bottiglia senza lavoro è dura andare al mare inventa le onde con i cocci di bottiglia" noi due siamo irraggiugibili come diceva Vodafone quella sera in galleria", il riferimento ai Cani per come il brano è inteso e svolto è scontato ma alla fine dei conti è un'assonanza semplicemente, "Ondevitare" :"avere sempre qualcosa da dire... avere sempre qualcosa da fare..." ritmica marziale e ritornello martellante... e un convulso strumentale... a celebrare quel vorrei ma non posso "ma vorrei non sai quanto vorrei..."."Linea gialla": sembrano i Blur accelerati con tanto di coretti "se ci fosse più lavoro adesso che siam tutti artisti le muse andrebbero in pensione"...  con un altro testo da mandare a memoria” i miei sogni, come abiti nei saldi, fatico sempre a trovar la loro taglia” e "Distretto nove": atmosfere più solenni, echi di Battiato esageriamo... un esordio intenso e godibile insomma, pop, nella sua accezione nobile, dove tutto è li per esser  mischiato con altro e sembra essere facilmente a portata di mano... eppure ci riescono in pochi.

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