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Intervista con Il Maniscalco Maldestro




 Due album a stretto giro di posta... tripudio di ispirazione, necessità impellente... voglia di...  insomma che ci fate di nuovo sulle scene dopo un anno da "A ogni cosa al suo posto"?


Diciamo che l'album precedente, sebbene uscito a distanza di un anno aveva visto una lunga e dura gestazione… un processo di produzione veramente poco rilassato ed estenuante aveva portato ad un disco di cui non eravamo pienamente contenti e convinti.
Ecco che c'era la necessità di rimettersi di nuovo in pista, in parte anche per un ennesimo cambio di formazione, che ha portato la band da cinque a quattro componenti.
Quest'inverno abbiamo macinato sodo in sala prove, buttando giù un sacco di idee e abbiamo deciso che il miglior modo per dare vita e registrare un nuovo album era quello di vivere insieme per 20 giorni a stretto contatto tra noi in un cascinale, per ritrovare lo spirito maldestro della band!



Si può parlare come hanno scritto in tanti di ritorno alle origini? L'uso dell'elettronica (che a noi è piaciuto e tanto) non è andato forse nella giusta direzione? Nel senso di quella che avreste voluto o... in ogni caso poteva rappresentare una decisa virata verso altri lidi musicali, magari più sperimentali, invece nei solchi di "... solo opere di bene", è usata con cura certosina... siete in qualche modo più diretti e finanche incisivi... è un sorta di fare un passo indietro... è un bisogno di scarnificare i suoni... è... diteci…

In parte abbiamo sicuramente voluto riprendere la spensieratezza dei primi album... diciamo che se "ogni cosa al suo posto" era come un punto e a capo, questo album rappresenta, a mio avviso, tutto il percorso della band fino ad adesso. L'elettronica è dosata con parsimonia, alcuni riff e anche l'uso della voce possono ricordare sicuramente gli esordi, ma tutto è più compatto e coeso, tutto ha preso più una forma canzone.
Più che passo indietro lo vivo come un passo avanti, e sono già fremente di provare a vedere dove ci porterà il prossimo album!
Sebbene questo possa apparire un disco diretto, è questo mi fa piacere perché era il risultato a cui volevamo arrivare, ti posso dire che ogni suono, ogni accordo, ogni strumento, ogni beat di batteria ed ogni nota suonata o cantata è stata centellinata con parsimonia. 



In generale, ci incuriosisce e non poco, come nasce un brano del Maniscalco Maldestro?

Non c'è un modo solo… anche perché ognuno di noi, chi più chi meno, compone all'interno del progetto, anche se dei testi mi occupo soltanto io.
Alcune canzoni partono da dei riff, delle idee abbozzate a casa, si portano in sala prove e magari c'è bisogno di lavorarle tutti insieme per dargli una forma che ci convinca, da lì poi provo a scriverci un testo ed una linea melodica sopra. Altre cose nascono di getto, magari già in forma compiuta insieme anche ad un idea di testo, e suonandole già alla prima convincono. 
Inoltre per me è di forte ispirazione la notte insonne, è un momento creativo magico, è lì che mi sono venute le idee per le canzoni più strampalate della band!

La varietà stilistica e di genere, rimane alla base della vostra proposta... ci sembra che col tempo vi siate sempre più concentrati "sull'impreziosire", "sul casellare" le dinamiche dei brani, approcciando il contesto, la forma, canzone... per essere/aspirare "ad altro" prendendo il buono da tutto ciò...rilasciando per così dire "forme nuove" e comunque accessibili… 

E' sicuramente vero quello che dici. Negli anni ho capito che per me è molto importante comunicare con il pubblico che ho di fronte, sebbene voglia fare una ricerca musicale attenta devo parlare con un linguaggio comprensibile. In passato il maniscalco maldestro ha abusato di dissonanze, strutture complesse, armonie difficili: il nostro gusto musicale è cambiato col tempo, io stesso che vengo da ascolti come Primus, John Zorn, Mike Patton e compagnia bella, adesso ho bisogno di un respiro musicale diverso in quello che ascolto e di conseguenza in quello che andrò a comporre / suonare.



... E superando gli ostacoli derivanti da tali schemi, formule... della serie, bisogna comunque avere, attingere a una forma codificata per poterla sorpassare, se non che, persino distruggere...  è una nostra fantasia tutto ciò o c'è qualcosa di reale o quanto meno immaginario nel percorso/intento dellla band?
E fondamentalmente la domanda (a parte la disamina precedente) è: Come procede l'evoluzione del vostro sound? Cosa dobbiamo attenderci dal prossimo lavoro?

E' una cosa che incuriosisce anche me… il  bello di questo progetto è che abbiamo sempre potuto essere noi stessi al 100%, il maniscalco maldestro è un qualcosa di mutevole ed un percorso che mi piace pensare a fianco di me per tutta la vita, che rappresenti in musica tutta la nostra storia. Un po' come un diario di bordo, dove potersi appuntare per poi esternare e palesare, per avere una chiave di lettura a posteriori di chi siamo stati. Ecco quindi che il nuovo, quinto album de il maniscalco maldestro, potrebbe essere un sacco di cose!

Abbiamo usato la parola maturità nella sua accezione positiva e in entrambe le recensioni di questi due album... cosa associate a tal parola? E cosa può significare per la band, oggi

Credo che maturità voglia dire avere coscienza di chi siamo. I primi album erano un tripudio di sana impulsività e schizofrenia adolescenziale sparata a mille senza nemmeno girarsi a riflettere un secondo. 
Non che adesso siamo diventati improvvisamente dei maghi dell'autocontrollo, però abbiamo capito in parte quelli che sono i nostri limiti, le nostre forze, e cerchiamo di mettere ogni cosa al suo posto all'interno del progetto.



Vi piace la musica italiana attuale, indie o meno... vi sentite parte di... e soprattutto, c'è qualcuno che non vi piace, che a vostro modo di vedere è sopravvalutato?

Certo che ci piace la musica italiana… a mio avviso il problema principale è che l'indie in italia è più modaiolo del main stream. Il maniscalco maldestro ha sempre portato avanti un suo discorso, non è mai stato parte di un giro musicale ben preciso, ecco perché molte agenzie di booking ed etichette hanno remore a collaborare con noi, perché siamo difficilmente collocabili… in Italia invece si deve collocare tutto!!! 
Non c'è una band in generale o un cantautore che è sopravvalutato, quello che noto è che spesso molti artisti blasonati, dal vivo sanno suonare veramente poco.


E voi invece quanto "siete" sottovalutati? (non vi sentite, ma siete…) 

La critica ci ha sempre voluto bene... devo spezzare una lancia a favore della tua categoria, in generale i giornalisti sono sempre stati molto generosi con noi.
Anche il pubblico dei concerti è ben partecipe e c'è sempre un bel feedback… abbiamo invece sicuramente dei problemi con gli addetti ai lavori come agenzie di booking ed etichette discografiche! Ritornando al discorso di prima… non facciamo parte di nessun giro musicale e non assomigliamo a nessun artista di questo momento. Poi forse si, un gruppo al quarto album, può apparire anche un po' vecchierello, in un momento in cui tutti vogliono rottamare… 



Progetti per il futuro, date live da segnalare o… ?

Abbiamo un po' di concerti in giro in Italia, ma ultimamente veniamo da una seconda tournée in Germania… i progetti per il futuro sono sicuramente quelli di esportare la nostra musica oltre le Alpi, lì si respira un aria diversa, nessuno se ne frega se sei stato in Radio, Tv, Giornali… il pubblico tedesco vuol sentire suonare bene e con passione e se sai farlo ti ripaga!
Con questa chiusura, colgo l'occasione per ringraziare Shake e tutti i suoi lettori, un maldestro ciao!
Antonio "Tonjo" Bartalozzi

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