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Carmine Torchia - Bene



Tanti buoni spunti, tanti rimandi, per dieci brani dove ironia e amarezza vanno di pari passo, su un impianto decisamente pop, che non disdegna incursioni negli altri generi. "Bene" è un disco sicuramente valido, curato, ben scritto, nonostante qualche rima di troppo e cantato con garbo, fresco e accattivante, specie nei brani più ritmati, dove Torchia deve e può migliorare è invece soprattutto nelle ballad, tra passaggi melodici ad effetto (che non producono sempre l'effetto sperato) o armonie ridondanti, dove sembra a tratti persino compiacersi, è il caso della nuova versione di "L'astronomo": ballad per pianoforte e voce, dall'aria sognante, che ha un testo un pò cervellotico: "mentre sua moglie razionale pensa al prezzo nazionale delle zucchine" e di "Tu e io": "il verde sta nel parco l'azzurro sta nel cielo lasciarsi andare via" ancora una volta pianoforte e voce, "non ci son parole per descrivere tu ed io", qui in particolare è l'arrangiamento scarno a render noioso il tutto, come invece non avviene in "Cuore ermetico": dove gli echi di melodia nazional popolare sono al servizio stavolta di un corpus più ricco e variegato e la traccia è sicuramente ben costruita, con le chitarre prima acustiche e poi elettriche e un crescendo come si deve: "muore sulla panchina di un marciapiede di fronte al mare così si esprimeva ieri sera il corriere della sera", ancor meglio è "Case popolari": delicata e amara, intensa e ottimamente arrangiata: "ed evito gli sguardi perchè non ho più il coraggio di rispondere con pallidi sorrisi in agonia la gente mi saluta e pensa che nella mia vita ci stia bene, ma quale bene", "Giorno dopo giorno": "si può uscirne vivi dallo smarrimento" è una ballad pop cantilenante alla Bersani dove il tono di voce del nostro fà la differenza e fa il paio con il ritmo zompettante di "Il bacio del ladro": "alla casse dello stato ruberò metterò a punto il furto del secolo ma se avessi voglia di te qui per un bacio mi farei acchiappare qui per te", vivace e dall' aria popolare, stesso discorso si può fare per 
"Dov'è finito il mondo": "si sarà smarrito in un incubo così profondo che non sai da dove cominciare..." che ha tra l'altro un buon bridge, convulso, che contrasta la melodia facile facile... e chiudiamo con le tre pop song per eccellenza dove il nostro fa centro senza se e senza ma, dalla dedica a Piero Ciampi di "Ma che ne so": "qui in ospedale lo sanno tutti, lo hanno capito a prima vista si sono detti quello è un artista" più per il testo, dove la musica incalzante, contrasta vivacemente e opportunamelente... "non sai che fare lo fai lo stesso"... a "A fine mese": venata di nostalgia, ficcante e incisiva: "fanno gli eroi a modo loro e intanto qui non c'è lavoro" e "La cinese e l'italiano": storia di fuga e di rock'n'roll"... beat, falsetto, cambi di tono e atmosfera... forse il brano migliore:
"la muraglia  non ti andava, l'hai buttata giù hai deciso di partir da sola verso qualcosa di più,  la famiglia si arrendeva alla tua follia tuo padre piangeva disperato chiamando la polizia" 
In sintesi, qualcosa da limare c'è, ma Carmine Torchia si dimostra un autore interessante che può crescere sicuramente affinando sempre più la sua proposta. 

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