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Saluti da Saturno - Dancing Polonia



Una sensazione di purezza avvolge l'ascolto di questo terzo capitolo targato Saluti da Saturno, "Dancing Polonia" che segna il passaggio dal Pianobar Futuristico Elettromeccanico, basato sul principio strutturale dell'Optigan, strumento da pianobar per eccellenza, al Free Jazz Cantautorale, lasciando la responsabilità strutturale delle canzoni al pianoforte, strumento per eccellenza della canzone d'autore farcita con velature e sfumature di Free Jazz ma anche l'Ondioline, Ondes martenot, Glassarmonica, Cristal Baschet, Mellotron, Intonarumori, come recitano le note stampa, che per l'ispirazione ci riportano a film finlandesi, armeni ed italiani e dai ricordi e sogni di un bambino che solo attraverso la musica ha guardato il mondo... 
Un disco giocato per sottrazione, minimal, antico e nobile, essenziale e prezioso, come un ricordo ritrovato o un'immagine fugace da non lasciar sfuggire, canzoni che sono sensazioni, stati d'animo, gemme poetiche, che pervadono l'ascoltatore portandolo a guardarsi dentro attraverso le storie, i sentimenti, le emozioni narrate... Un disco, prettamente interiore, che si racchiude felicemente dentro se, con semplicità e intimità, come nel caso di "Sete" ad esempio, suggestiva alquanto: "per sempre ti aspetterò... da solo ti aspetterò ancora", dove è facile riconoscersi... e non è di certo un caso isolato, si ascolti la sospesa e immaginifica "Di notte": "la tua voce si accompagna al cammino e per sempre resterà e porterà con se per sempre riporterà la luce che voleva via volare nel sogno per sempre resterà", sullo stesso solco si possono associare "Le Luci della Sera" con Paolo Benvegnù, crepuscolare,intensa... e l'"acquatica" e intima "Canzone di Cera"... "è una sigaretta spenta male che dorme sopra la città", più solari sono il singolo, non a caso, "Un giorno Nuovo" con il suo ritmo in levare e la sua aria speranzosa: "viene dal mare un coro di mille parole vestite di ghiaccio si arrendono al raggio del sole" e anche orecchiabile, così come "Cloro", che si dipana tra cha cha cha e dissonanze: "la rete porterà mano svuoterà la piscina fino in fondo, delirio di un colore sempre blu".
Mondi lontani, suggestioni del tempo portano invece "Venere": mood intimo, sound d'antan anni '60: "Venere" asciuga i tuoi capelli con il vento che si accende dalle lacrime ora che nutrono i tuoi fianchi dalle piume di un cuscino di nuvole" e la caposseliana "La Vita Mia (Vodka Lemon)": evocativa e ancor più retrò: "ah quante parole si perdono nell'aria e come la neve al sole si scioglierà già", mentre l'intensità fa rima con brevità, tralasciando i venti secondi di "Sogno", per quanto riguarda "Scintilla": che sembra ricordare all'inizio la parte strumentale di Rimmel, in tonalità minore: "Luna proteggi il mio cammino in questo attimo di paura ora che non riesco più a dormire la voce mi trema e non riesce a partire" e (Anniversario) : "saremmo fogli di carta incollati fino a lassù". Hanno un sound vintage, dove malinconia e nostalgia la fanno da padrone, la title track, "Dancing Polonia" dai sapori deandreiani: "il mondo che guarda le ciliegie arrossire di ruggine al cuore che più rosso del fuoco il tempo il frutto matura più grande del mondo il sogno che se ne va" e "Ombra": che procede marziale e ipnotica, oscura e affascinante "e un'altra estate tornerà, nascondi il cielo sopra di me".
Ancora da dire c'è che l'album è dedicato a Secondo Casadei e Ornette Coleman e che Mirco Mariani e compagni hanno ancora una volta fatto centro.

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