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Santo Niente - Mare Tranquillitatis



A "troppi" anni di distanza da “Il fiore dell’agave” (senza dimenticare El Santo Nada e l’esordio solista di Umberto Palazzo), tornano i Santo Niente con questo "Mare Tranquillitatis", che rifiuta la forma canzone in primis nella sua struttura base e punta decisamente su dei reading veri e propri, cosa non nuova questa per la band, che sin da "La vita è facile" aveva usato e bene questa formula... ma mai come adesso aveva spinto sul versante sonoro o ne aveva fatto la cifra stilistica di un intero album. 
"Mare Tranquillitatis" è insomma un lavoro di chiara matrice sperimentale, coraggioso, fuori da ogni schema, che unisce a meraviglia, l'aspetto letterario e quello cinematografico con un sound mai ridondante ne puramente accessorio, ma necessario... e assolutamente confacente di volta in volta alla storia narrata e non è importante sapere se sia nato prima il testo o la musica, perchè dalla gravità ritmica e malsana di "Cristo nel cemento", all'incedere sensuale de "Le ragazze italiane", all'incontro/scontro, duello di sguardi e argomentazioni di "Un certo tipo di problema", alla malinconia amara di "Maria Callas", passando per l'intrigante e selvaggia "Primo sangue", per chiudere con la genialità folle, dei rumori che fanno i pensieri di "Sabato Simon Rodia", siamo di fronte a un corpus unico, incisivo e ricco di suggestioni, brulicante di sensazioni, ad alto tasso immaginifico, che cresce inesorabilmente ascolto dopo ascolto. 
Quello che i Santo Niente oggi chiedono è massima attenzione e nel contempo, massima capacità di "perdersi" nei paesaggi sonori dilatati e nelle storie "ordite" ad arte.

"Cristo Nel Cemento": pesanti e marziali, scarni, con la sezione ritmica ficcante e decisa, il brano si apre nel suo dipanarsi, evocativo e possente con il riff della chitarra elettrica, ed è ispirato al primo capitolo dell'omonimo romanzo di Pietro Di Donato: "sia maledetta la cupidigia, radice di ogni male, sia maledetto il capomastro e la sua famelica ignoranza".

"Le Ragazze Italiane": il brano tra tutte le virgolette possibili più accessibile, più vicino al rock dell'intero lavoro, con un riff di chitarra elettrica, perpetuo, sul quale si innestano gli altri strumenti, per un testo ironico contro i falsi moralisti: "le ragazze italiane al pranzo di famiglia se la noia le coglie, fanno cose sotto il tavolo, strane cose sotto il tavolo, dolci cose sotto il tavolo, dio benedica le ragazze italiane, le cattive ragazze, le ragazze italiane",

"Un Certo Tipo Di Problema": cinematografica, affascinante, misteriosa, giocata principalmente sulla sezione ritmica con suggestivi e assestati innesti da parte degli altri strumenti a reggere il pathos narrativo di un incontro a tinte oscure, la questione è una partita di cocaina, la tensione  è palpabile, potrebbe persino scapparci il morto ma...
"Ed eccolo qui, questo tirapiedi di basso rango, strafatto di cocaina e in crisi di coscienza, che deve confessarsi con me neanche io fossi un prete e questo bar una chiesa".

"Maria Callas": "e peccato che non esista una fotografia non sono mai stata così bella, così meravigliosa, ero innamorata di quel piccolo uomo meschino, dio sa quanto fosse crudele e di certo non lo ha nella sua gloria" sospesa e sinuosa, decadente e romantica, retta dagli arpeggi di chitarra elettrica che scavano dentro, è la toccante storia di un travestito che aveva una relazione con un miliardario (forse un politico?) 
"Queste nuove artiste sudamericane hanno gioventù, bellezza e forza ma non saranno mai divine, ci vuole classe per essere delle dee e nessuna ha la classe di Maria Callas, Maria Callas che muore per i vostri peccati"

"Primo Sangue": "l'estate era alta, le ragazze erano vestite di niente" acustica ed elettronica vanno a braccetto in un mood psichedelico, per un crescendo del climax, che si fa sempre più selvaggio, un vortice da cui venir risucchiati, per una storia padre/figlio dai contorni foschi:
"Lui pensò che alla successiva occasione avrebbe colpito per primo.. Questo pensiero lo fece sentire bene 
e per la prima volta libero."

"Sabato Simon Rodia": rumorismi minimal, dissonanze evanescenti e misteriose, per la traccia più "al limite" dell'album, com'è giusto che sia, visto che lo chiude, che viene dipanata per accumulo di tensione, a dar risalto alle parole che narrano della storia, del sogno, di un architetto, altro emigrante americano che  costruì le Watts Towers di Los Angeles:
"puoi essere solo ottimo o pessimo, se sei buono a metà non sei buono, Io sono uno degli uomini peggiori di questa nazione, ma posso fare qualcosa che al mondo non esiste ancora, qualcosa di fantastico e completamente inutile"

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