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Calibro 35 - Traditori di tutti


I Calibro 35 si fanno scoprire sempre più per quello che sono: ovvero un'appassionante band, unica davvero nel suo genere. E ce lo dimostrano con questo nuovo quarto album, che proprio un disco non si può definire, o forse un “lisco” (consentiteci l'inventiva), un libro raccontato attraverso le note da film poliziesco dei nostri. Perchè è proprio questo “Traditori di tutti” che difatti porta il nome di un romanzo dello scrittore Giorgio Scerbanenco, uno dei più grandi giallisti, vissuto fino ai fertili anni '60, che racconta le vicende di un ex medico divenuto agente, Duca Lamberti e delle sue indagini in una Milano grigia o meglio “noir”. 12 tracce, che ripercorrono con le sonorità anni '70 il giallo che vede Giovanna Marelli, triste ragazza costretta a compiere un intervento chirurgico che le ridona la verginità, probabilmente costretta dall'uomo che deve sposare, Ulrico Brambilla, ricco macellaio, ma che non ama. Il suo uomo in realtà è Silvano. Ma proprio quando la donna è felice con lui, accade il dramma: i due amanti vengono raggiunti in auto da colpi di proiettile. L'auto finisce fuori strada e si getta nel naviglio pavese, luogo, tra l'altro, di un altro poco chiaro delitto. Da qui partono le indagini di Duca che lo porteranno a scoprire dei traffici illeciti che ruotano attorno ad un noto ristorante vicino la Certosa di Pavia, e da qui parte la narrazione musicale dei “pistoleri” psichedelici milanesi tra progressive e sperimentazione.

Prologue: un incipit che fa molto 007... quindi anche i polizieschi inglesi in questo disco. Brano fitto di mistero e “spionaggio”... molte distorsioni, interessanti i riff di chitarra...

Giulia mon amour”: il singolo del disco ha sonorità da spot pubblicitario, assoli di Philicorda ed ancora riff di chitarra elettrica mordente, forse un po' scolara che si elevano sino all'epilogo finale che poi è l'inizio di...

Stainless Steel”: l'acciaio inossidabile dei Calibro, ha distorsioni possenti e riff ipnotici un po' troppo ripetitivi per un inseguimento al cardiopalma...

One Hundred Guests”: il mellotrom rende il brano molto “sospettoso” da thriller all'inglese... e l'aria si fa irrespirabile, ansia che scorre nelle vene resa ancora più fitta di mistero dal dulcitone, un pianoforte molto delicato che, unito ad un coro è da vera suspense. Finale molto Hitchcock...

Mescaline 6”: ancora l'organo che fa quello che vuole ed un sottofondo inquietante, ossessivo fino alla nausea e psichedelico a dir poco... manca il fiato...

The butcher's bride”: ritmi anni '70 e sospiri ad alto tasso di sensualità... sound che è molto similare ai brani iniziali e che porta il titolo di un horror di qualche anno fa troppo passato inosservato...

Vendetta”: V come... volti... la capacità espressiva dei Calibro 35 si può sintetizzare in questo brano dai mille volti... chitarre elettriche, organo che fa da corollario, campionamenti potenti... a dire la verità in certe “fioriture” dei brani, è come se si sentisse una certa influenza del buon Ray Manzarek che evidentemente fa ancora scuola...

You filthy Bastards”: un intrepido funk incede e si dondola sinuoso... con i suoi assoli, uno dei migliori di tutto il disco e mi raccomando non c'entrano nulla i Satanic Surfers...

Traitors”: intro di nirvaniana memoria e i Calibro ci perdoneranno se ci perdiamo in citazioni, martellanti guitar ridonano al disco mistero e paura che si trasforma in un funk rabbioso... è veramente massiccio l'uso che la band fa di riff ed assoli tanto che il disco è molto omogeneo (non che questo sia un male, anzi)... qui si nota maggiormente il lavoro incessante della batteria... il titolo ricorda la “double life” di Malika, protagonista del film “Traitors”...

Two pills in the pocket”: batteria beat che si muove a passi lenti e striscianti a mò di tango... sound più melodico rispetto agli altri brani...

Miss Livia Ussaro”: i campionamenti vanno a nozze con il dulcitone... il thriller si trasforma in horror... in realtà Livia è un personaggio di “Venere privata”, il primo romanzo del ciclo di Duca Lamberti...

Annoying repetitions”: campionamenti ritmicamente molto funk contrastano più che bene con le venature jazz della batteria con un intro misterioso donato dai particolari organi utilizzati... sicuramente il miglior brano del disco, ricco di sonorità spaziali che dà la sensazione di farti alienare completamente... ci sei tu, la musica dei Calibro e... qualcosa di soprannaturale... la bellezza di questo disco è proprio la psiche, lo studio della psicoanalisi che sta dietro ogni thriller, ogni horror e che ci mettono a confronto con le nostre paure...

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