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Julie's Haircut - Ashram Equinox



I Julie's Haircut tornano "spaziando e spiazzando" con questo "Ashram Equinox", album interamente strumentale, dove il fascino oscuro che emanava il precedente ep, si tramuta felicemente in un più articolato mantra, atto a congiungere gli opposti o a percepirne le differenze in una nuova realtà "altra"... Lato A è uguale a Oriente, coi suoni che ne convengono opportunamente ripensati dalla band si intende, così come le suggestioni, i profumi emanati, nelle prime 4 tracce del lotto, che in un non scontro, in un tentativo di unione si amalgamano al Lato B, rappresentato dall'Occidente, più spigoloso e austero, a tratti meccanico, ripetitivo, che equivale per incanto al mantra tipicamente orientale. Ne esce fuori un album non facile, che ha bisogno di ripetuti ascolti, per essere apprezzato come si deve, per capire, il viaggio sonoro che la band ha intrapreso dove bisogna sgomberare la mente e lasciarsi trasportare, tra le ripetizioni, gli scambi, le variazioni di tono minimal, bisogna insomma perdersi e necessariamente, per assaporare e gustare ancor di più l'opera nella sua interezza complessiva. Non manca l'aspetto visual, che per un lavoro del genere è linfa vitale, infatti all’artista Pasquale De Sensi che firma copertina e booklet si affiancheranno l'uscita di una serie di video, uno per ogni brano, che verteranno su temi come l’uso delle droghe, il controllo delle menti, la sessualità, il fanatismo religioso.
Venendo ai brani più nel dettaglio,da "Ashram": che parte su un pianoforte "libero", arriva ben presto la pulsione ritmica del basso, col pianoforte che passa a esser sospeso e a inserirsi in loop, poi suoni lisergici che si accavallano, con la batteria che prende il suo posto, a scandire l'attesa e la tensione che sale, si fa palpabile con la sezione ritmica più insistente...Ashram è una parola derivante dal sanscrito con cui si indica il luogo tradizionale della meditazione indiana. Passiamo al "singolo", "Tarazed": con la melodia subito presente, con i cori a supporto e la sezione ritmica importante, è un incedere continuo, dal nome di una stella di origini persiane, a Johin": mistica, space rock, orientale, una meraviglia...con "Taarna": i giri si alzano, lo scontro si avvicina, le chitarre si insinuano, la ritmica è incessante, i synth si fanno epici... per la cronaca, è la donna guerriera protagonista di Heavy Metal. Arriviamo così alla seconda facciata, con "Equinox" termine che proviene dal latino: nebulosa e minacciosa, l'altra faccia della medaglia... l'oriente è presente, ancora.. per poco... per giungere al duo composto: da "Sator", iscrizione latina ritrovata in forma di quadrato magico, a "Taotie", classica decorazione cinese, presente su vasi rituali di antiche dinastie, prosegue la traccia precedente, portandola metaforicamente fuori dalle nubi, sviluppandola, aggiungendo da subito una batteria dal tocco leggero ma che sembra non promettere niente di buono... "Taotie" anche qui c'è la sensazione che sia la stessa traccia, una cavalcata oscura.. dove si accentua l'aspetto psichedelico, la ripetizione, che sembra portare a una nuova consapevolezza negli sparuti 'accenni melodici mentre la tensione si infittisce e voci si odono in lontananza ad acuire il mistero. In "Han": regna una sorta di distacco.. di distanza siderale, poggiata sul pianoforte... che scivola via, in poche note verso l'altra dimensione raggiunta? Si, ma In un mantra continuato fino alla fine delle differenze

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