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Madreperla - Ho quasi 30 anni e sono pieno di debiti


A due anni e mezzo di distanza da "La noia è una vostra invenzione" tornano i Madreperla con questo "Ho quasi 30 anni e sono pieno di debiti", decisamente più sporchi e potenti, più ricchi di suoni e influenze, il gruppo fa un passo in avanti nella costruzione dei brani, molto variegati e ben congegnati, piacciono gli arrangiamenti che donano coesione al corpus, piace la voglia, a tratti la ferocia persino che ci mettono i nostri nell'andare all'assalto per così dire, che denota urgenza espressiva e l'aver tanto da dire. Dalla "beffarda" e varia "Lavorare fa male": poggiata sui riff di chitarra elettrica, belli pesi ma che non disdegnano la melodia, alla Black Sabbath di Iron Man "qui non si ride, non si scherza, non si scopa più"; si passa a "Bava": che parla della classica ragazza che fà la preziosa e perde così il suo tempo nello specchiarsi nella sua bellezza, più cupa col basso martellante, dal deciso piglio punk: "e non basteranno tutte le creme del mondo a farti dimenticare che sei rimasta sola"... il discorso per certi versi è trasposto in "30 anni": "un giorno ero un bambino ma non me lo ricordo, un tuffo nel passato, un mare di cemento, dimmi cos'è cambiato pensavo fosse meglio " dove ci sentiamo anche un pò di Clash, tra melodie obliquee e ben assestate; "Il grande inganno": ne prosegue il discorso testuale e affonda la lama nella piaga: "mia madre mi diceva di fare l'avvocato che oggi i disgraziati abbondano" avvolta in un mood quasi post rock, col suo incedere slow, sinuoso che cresce d'intensità tra le stoppate e gli assalti carichi di rabbia: "qui non c'è posto per la fantasia" è a nostro avviso il vertice dell'album. Andiamo al punk classico ed efficace con tanto di ritornello perfetto di "Belgrado 1999": "sono sicuro di non essere al sicuro" per chiudere con le tracce della maturità dei nostri, se nel primo caso, infatti fanno una promessa "di non perdere più la testa", "Mai più": "mentire per salvare la faccia quel vuoto che ci resta, guidare ogni notte ubriachi" convulsa e incessante, nella seconda il consiglio è diretto all'amico tentatore e ancor più scapestrato... "Rodolfo" (storia di un'auto in fiamme): "mi costringi a cavalcare le mie tentazioni salvo poi farmene pentire amaramente" atmosfera nervosa, pressante coi cori nel ritornello e spazio alla melodia prima di proseguire e chiudere l'album con una cavalcata in stile progressive... insomma nonostante la fine che fa l'auto, la strada imboccata dai Madreperla è di certo quella giusta. 

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