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Roberto Vecchioni - Io non appartengo più



A distanza di sei anni da “Di Rabbia e Di Stelle”, torna il professore della canzone italiana Roberto Vecchioni con questo "Io non appartengo più", da lui stesso definito come “Un soliloquio davanti alla fine..", da ricordare che lo stesso Vecchioni è stato recentemente operato per un tumore al rene e "le riflessioni alte" sull'esistenza è inevitabile che confluiscano in queste dodici tracce, alla ricerca della memoria perduta, potremmo dire, alla ricerca degli affetti più profondi, veri e sinceri e quindi la famiglia (protagonista spesso delle liriche) da contrapporre al vuoto di oggi imperante, narrato soprattutto nella conclusiva titletrack, solenne e suggestiva: "non appartengo più alle scaramucce sull’esistenza di Dio, sul governo ideale, sull’origine del male, sulla felicità virtuale, Io non appartengo più ai borghesi, gli inciuciai, le banche, ai cazzi in culo e mi scuso, ma c’ho pure il dubbio che sia persino Dio un refuso..." Ma torniamo all'inizio con "Esodo": "Cosa aspetti Edipo cosa aspetti a muoverti, cosa aspetti a venire" strofa epica seguita da un ritornello leggero a stemperare la tensione narrativa, intensa eppur orecchiabile, meglio di così il prof non poteva iniziare, per poi proseguire con "Le Mie Donne": "Le mie ragazze" che avevano vent'anni quasi vent'anni fa adesso sono diventate appunto "le mie donne" e sono madri figlie, col ritornello che "fa il verso" a un altro suo celebre brano:"solo per amore mai perduto amore, mai negato amore, mai sprecato amore solo per darci la gioia di vivere", inevitabile accostare a questo brano "Due Madri": ovvero Francesca figlia del cantautore e di Irene Bozzi e Alessandra Brogno, la compagna, Nina e Cloe, le bambine, a cui il brano è dedicato, sono il frutto del loro amore, purtroppo a livello musicale non convince più di tanto, fondato su una melodia banale, affidata alla chitarra."i sogni li ho persi nel cielo dico tanto per dire per non farmi capire per non farmi soffrire". "Sei Nel Mio Cuore": "sei la risposta alla risposta non vera che ognuno è solo nel cuor della sera"il Vecchioni ritmato di sempre, per il primo singolo estratto, con ritornello evocativo e suggestivo: "sei viva dentro l'infinitesimo ricontato fino al millesimo ultimo istante d'armonia fino al respiro che mi soffoca al sangue che sbriciola l'anima sei nella vita mia". Una sorta di trilogia sul dolore e la malattia è composta idealmente da:"Il Miracolo Segreto": "non ti chiedo di continuare a vivere ed amare non ti chiedo di stringere chi mi son lasciato indietro ma solamente il tempo per potere ricordare" commovente, con un ritornello però melodicamente non troppo originale."Sui Ricordi": i ricordi invocati in il miracolo segreto vengono chiesti alla donna amata, mentre si avvicina la fine, "non voglio ne celebrazioni ne comitati di memoria l'ultima delle mie intenzioni è di passare anche alla storia" e "Ho Conosciuto Il Dolore": "io sono vivo e tu mio dolore non conti un cazzo di niente" scarna ed essenziale, assolutamente incisiva nel suo dipanarsi. "Così Si Va": è invece un invito a vivere, con coraggio e fierezza di sguardo "ci si innamora dell'amore e non si torna indietro mai" tutta giocata su delicati arpeggi di chitarra. Stessa fierezza nello sguardo del capitano in mezzo al mare di "Stelle": "a voi che ve ne frega se siete vive o siete morte è arrivato il momento di mandarvi a fare in culo", ballad folk abbastanza classica che viene rinvigorita dal testo e stessa voglia di vivere, della forza dei versi del premio nobel "Wislava Szymborska": scomparsa lo scorso anno, chitarra e mandolino "e quando canti il mondo mi svela il suo motivo". L'amore come l'unica risposta possibile a tutte le tribolazioni è invece il tema di "Come Fai?": "... a essere oltre il dolore ad essere sempre amore" con gli archi in evidenza, che cresce col pianoforte usato anche ritmicamente, struggente dedica alla donna amata scritta insieme a Giuliano Sangiorgi.
Un ritorno dunque sicuramente convincente, ma in special modo coinvolgente, emozionante, la potenza dei versi è toccante così come l'interpretazione e fa passare il fatto che musicalmente il disco sia abbastanza monocorde e qualche passaggio melodico non brilli certo per originalità.

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