Threelakes and The Flatland Eagles Resoconto Live e Intervista Sfera Cubica 24/10/2013 Bologna



Threelakes (Luca Righi) in compagnia del polistrumentista Daniele Rossi ( nuovo arrivato in casa The Flatland Eagles) mettono in scena un set intimo e intenso che ha l’unica pecca di durare troppo poco, nove brani appena, che bastano però a ribadire come “War Tales” sia uno di quei dischi che resteranno di questo 2013. 


“Wild Water” apre, chiude “Rose” come da track list del resto, nel mezzo “War Tales” fa ovviamente la parte del padrone, non manca un brano del passato, che non stona affatto in quanto a tematiche, si tratta di “The Accordion Player” (da Uncle T) ovvero il suonatore di fisarmonica, il nostro approfitta per raccontarne la storia, che è poi quella di suo nonno, che riuscì a sfuggire alla guerra grazie al suo strumento e di come all’ascolto del disco si fosse lamentato che non si capiva niente: “ perchè è in inglese nonno! Ah meno male”. I brani in questa vesta spoglia rapiscono letteralmente e il pubblico non risparmia applausi dopo aver ascoltato in religioso silenzio.

 

Dopo il concerto ci siamo fermati a far quattro chiacchiere con Luca:
War tales, perché un disco su un tema così importante?
"Mi ha sempre affascinato il fatto che tutto quello che ho ascoltato della guerra nella mia vita è sempre stato fatto in assenza della guerra, ho sempre ascoltato robe, racconti, ho visto documenti, di eventi passati o lontani.. sono arrivato a 30 anni e ho pensato di cosa posso raccontare tante cose? Ma non c’è solo la guerra nel disco, ci sono anche gli affetti…"

E’ un disco ricco di contrasti...

"Si mi piacciono molto i contrasti se ci fai caso anche “The walk”, ha questo ritmo incalzante e poi il brano inizia con “Far far away from my home, from my tears and my parents slowly die” che è una frase tristissima."


E’ questa la chiave di volta?

"Si, diciamo che è uno shock audio, io nella vita faccio il fotografo, son sempre stato affascinato dai contrasti, ad esempio la foto di un muro e sotto come titolo la data in cui furono fucilati venti partigiani su questo muro... poi non è che ci penso molto, scrivo molto di getto"

Come nasce questa formazione?

"I Flatland Eagles sono nati dall’esigenza di riportare dal vivo tutto quello che c’è sul disco, un disco molto complesso e cambiarebbe molto se lo portassi in giro da solo, siamo partiti con Andrea Sologni che anche è il produttore del disco, perché abbiamo registrato all’Audio Factory, li c’era Raffaele Marchetti che ha fatto le chitarre, Lorenzo Catalani mio amico di Mantova che è un batterista straordinario, sta anche suonando coi Giardini di Mirò e poi si sono aggiunti Paolo Polacchini perché Andrea è impegnato coi Gazebo e Daniele Rossi che è un violoncellista straordinario e in più ha l’orecchio assoluto e noi ci divertiamo a fargli fare le colonne sonore di Jurassic Park o del Trono di spade, robe così, è il nostro videogioco musicale portatile"


Stasera nella voce c’erano poco effetti rispetto al disco

"Gli effetti che senti è perché il disco è stato registrato in ambienti diversi, poi calcola da dicembre 2011 a luglio 2013 è chiaro che la differenza è dovuta anche alla strumentazione che in due anni è cambiata, magari nel tempo Andrea ha comprato un microfono migliore rispetto al 2011… in queste situazioni dal vivo più intime uso solo un riverberino leggero.."

Calvin Russel, PJ Harvey, Beirut… sono alcuni nomi che ci sono venuti in mente ascoltando l’album..non c'entrano niente vero?

"Tutti quelli che parlano del disco, quando mi fermano dopo un concerto… ognuno ha un riferimento diverso e mi piace un sacco sta roba qua… vuol dire che il disco è mio, tanti riferimenti poi non ce li ha neanche a dirla tutta, a parte Dylan e Springsteen si intende".

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