m.c.n. ovvero "minchia cacata niente", che sta a significare, "Potresti gentilmente evitare di fracassarmi i cosiddetti?", scherzi e traduzioni a parte, la nuova creatura del genio folle di Carmelo Pipitone, chitarrista dei Marta
sui Tubi, qui nelle vesti di cantante, in compagnia di Davide Paolini, Roby
Vitari e Giacomo Maria Carpa, “u cirivieddu che è cchinu r'acqua?!” è un'opera prima per certi versi "avanguardista" dai toni rigorosamente "esasperati" che prende in giro schemi e stilemi, su un solido
impianto heavy metal, hardcore, rigorosamente post, con tutta l’irriverenza “nichilista”
punk, senza lanciare messaggi di sorta, non inneggia a nessun “No Future”,
è semplicemente uno schiaffo “goliardico” e “nonsense” agli stereotipi,
musicali in primis, che vengono di volta in volta opportunamente stravolti, per “U benjo”ad esempio si potrebbe parlare di grunge noise:
“chi cazzo ci riri cretino unne chi uno ava a fare country pi sunare u benjo” o
“Rarigghia wireless”: dove di mira viene
preso il punk californiano, “una vota chi ni sdivicamo dra fora ci voli
qualcuno chi va a girari a sosizza, vacci tu” o ancora nella titletrack, lo
sberleffo è portato ai massimi livelli, un
brano nu metal con tanto d’intermezzo rap che viene sfanculato, mentre “i
trapanisi fanno jo”, agli echi da Febbre del sabato sera di“Accollino”:”tinni
vaeee” per passare addirittura dal“Dum arruse” ovviamente degenerato: “chi ra
dulura ae me coirna” al vero e proprio calderone di generi e influenze di “Pezzi i curnutu”: “i
tre allegri ragazzi di pezza mi fanno veramente cagare” c'è la dance, l'hard rock, il metal
e… il giocajoeur mentre i nostri ci tengono a ribadire sul finale: “L’avemu tisa”; “Bozza tv” :“minchia
ri televisione di merda” è puro cut up televisivo, che unisce space rock e
grind: “le immagini della pubblicità insegnano a godersi la vita”; Ci sono poi
la botta punk metal di "Un haio soldi”: “u’ capeste? E mi futtero puru u
vispino” e di “U giubbuattu”: “accussì ti fazzo accapire soccu significa
agghiuttere cretina", i dialoghi surreali tra due coniugi, ben scanditi
musicalmente da i riff taglienti di chitarra elettrica di “Mejugorie”: “ti pari
chi mi scanto a isarite i mano? No tesoro schizzavo, è chi sugno un poco
esaurita e picchì eo no?”,“amunì tesoro u’ prossimo mise ti poirto nì Padri Pio”
e sulla stessa scia, i dialoghi per contrattare, di “Accendino e portachiavi”: “u
minne futte nente”. Più irruente, potenti e dirette le altre tracce, l’assalto
all’arma bianca di “Bomboniera”:”u wurstel megghio ca cairne” e “Pari no
Computer”: “u’ problema si tu” che vede accumunati Maradona e Michael Jackson e
i consigli del nonno di “U kiu foitte”: “lassali futtere u nanno nente di
spaittere cu tia tu si cretino però”.Insomma un invito “giocoso” e "volgare" come si conviene a non
prendersi troppo sul serio, ponendo come tema portante “il luogo comune” del
giovane medio siciliano, facendolo assurgere ad anti eroe per eccellenza. L’unico
limite di un’opera prima come questa, fragorosa, dissacrante, varia, avariata
ed eventuale, sta nel fatto che bisognerebbe fare un corso di siciliano accelerato
per meglio apprezzare i testi… chi scrive per fortuna lo è e per concludere questa recensione e definire ancor meglio la musica che fanno gli m.c.n. torna utile proprio un termine siciliano:“Buiddello”
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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