Intervista con Nicodemo


Come sono nate e cresciute le canzoni di "Viola"?

“Viola” grida il sentimento di chi è stanco di stancarsi: tutto nasce da questo! I brani cantano il desiderio di non star fermi ad aspettare un qualcosa che non ci è dato conoscere o che spesso viene da noi stessi “assecondato” per pigrizia, moda, abitudine. E' triste constatare che pochi decidano le sorti del mondo intero e che gli stessi non risuonino minimamente la volontà generale: è contro ogni logica democratica, la stessa che dovrebbe essere il primo punto saldo di una comunità civile e progredita. Le studiano tutte e continuano ad imbottirci di “libertà solo a metà”con punture mediatiche da noi avvertite indolori ma frutto di un arguto ragionamento; ci controllano e manipolano senza alcun ritegno ed è ripugnante il continuo rimpasto di cialtroneria e poco cuore da loro architettato: conta soltanto il potere ed il denaro. Tutto questo è insopportabile ed ho sentito la necessità, da uomo, da padre e di conseguenza da cantautore di fermarmi e riflettere ancora di più. I brani del disco inneggiano al cambiamento, al desiderio di tornare essere umani... pensanti e felici. La comunione, la condivisione, l'aiuto al prossimo... gli interessi: nulla di questo deve andar perso! Per un giusto cammino evolutivo penso sia indispensabile far tesoro degli insegnamenti del passato... del tempo. Le antiche usanze, i pranzi domenicali con il nonno seduto a capotavola... tutte fotografie rasserenanti dal concetto forte: pura energia ancestrale di cui far tesoro. Oggi si corre senza conoscere mete e si è addirittura contenti al saldo di un bollettino postale: una tensione in meno! Ricordo invece con grande emozione quando si apriva la cassetta della posta per trovarvi lettere e cartoline... era la corrispondenza dell'amore e della serenità. Ora, tremo alla sola idea di scorgere dalla fessura dello sportellino buste verdi o cartoncini col codice a barre: altra ansia recapitata. Viva le lettere e le cartoline... e viva ciò che da piccoli ci rendeva felici. Con impegno ed ottimismo, credo sia ancora possibile.


Ed in particolare ci interessava sapere come avete lavorato nella costruzione delle melodie, assolutamente non banali e agli arrangiamenti molto curati.

Sono un autore e quando compongo descrivo un “momento”, le riflessioni. Confesso che la fase degli arrangiamenti è quella che più mi stimola proprio perchè, lucidamente, è possibile ritornare sul momento descritto d'un getto ed eventualmente affinarlo, ritoccarlo e perchè no... rielaborarlo! E' straordinario trovare delle soluzioni credute improbabili nelle strutture dei brani o pensare a passaggi armonici che addirittura, a volte capita, stravolgono quella che tu pensavi una canzone chiusa. L'unico lusso che mi concedo è scrivere senza ragionamento alcuno. Mi piace “stendere” un brano senza seguire alcuna canonicità... mi interessa tanto, invece, dare alle parole una giusta ambientazione musicale, affinchè il messaggio arrivi nel modo meno filtrato possibile. A fortificare il processo creativo ci sono musicisti e soprattutto compagni di viaggio fondamentali: Gaetano Maiorano, amico e da sempre costola del mio progetto, ha saputo come sempre interpretare il mio mondo, rielaborando ed arrangiando gli accordi e le atmosfere di chitarra e Luca Urbani (quest'ultimo anche coautore di un brano e guest in un altro) mi è stato accanto nel colorare le strutture electro del disco. L'estro di Alessandro De Marino (già “Il Pozzo di San Patrizio) è stato molto importante per quanto riguarda l'esaltazione del mio lato neuro, con parti di synth estreme e poi la partecipazione di Camillo Mascolo, batterista della band “Malatja”che ha apportato quella nota energica al portamento ritmico delle canzoni.


Nel disco appare lampante il messaggio che… abbiamo, stiamo esagerando, che il nostro mondo è ormai allo sfacelo e si invoca il ritorno a un passato genuino e puro, quasi la metafora del buon selvaggio di Rousseau a dirla tutta…

Penso che la nostra esagerazione stia nel prenderci poca cura di noi stessi, della nostra intelligenza, del nostro essere parte del mondo. Chi sta realmente esagerando sono quei pochi di cui parlavo prima, coloro che, per il raggiungimento dei propri scopi, passerebbero tranquillamente sulla testa di bambini, donne ed anziani e che condannano addirittura i loro stessi figli quando, per fare un esempio, senza pudore e per logiche d'arricchimento, permettono l'inquinamento del pianeta, della terra che ci ospita ed alimenta. Non credo sia il caso di parlare di colpe (quelle si conoscono), ma di un mondo che gira talmente al contrario che è giunto il momento di reagire alle dinamiche dei giorni nostri, con calma, ponderatezza e raziocinio... tutto questo solo per sentirci uomini e non più burattini, ecco! Qui non si parla di rivoluzione: non fa per noi e nessuno di certo la invoca. Il suggerimento è quello di svegliarsi e vivere il presente in modo autentico per costruire, secondo il principio della giustizia, dei valori, della condivisione, un futuro colorato e positivo!


Tanti gli ospiti prestigiosi, Garbo, Andy, Luca Urbani, per citare i primi che ci vengono in mente, ci racconti come sono nati questi incontri? E magari qualche curiosità, aneddoto?

Sono tutti artisti che stimo tantissimo e ai quali devo davvero tanto. Con Luca Urbani oramai collaboro da tempo. Oltre ad aver suonato nel disco, ad aver scritto con me le musiche di “Almeno con la mente” e ad aver cantato in “Grida”, mi accompagna nei live con i synth e le programmazioni elettroniche. Di Garbo sono stato il bassista (studio e live) in occasione del suo ultimo disco “La moda” e rimane per me un'esperienza indimenticabile, essendo lui una delle icone del cantautorato alternativo italiano. Andy, sulla scia del “complicarsi è bellissimo” mi ha donato per la seconda volta i suoi interventi di sax così preziosi e connotanti, tanto da sentirne io la mancanza ai concerti (mio malgrado)! Ringrazio Raffaella Destefano, una delle voci più belle del panorama italiano e con la quale ho condiviso molte avventure musicali, non ultima “Lui, Lei, L'altro”, progetto che ha visto coinvolto anche Urbani e che consisteva nel proporre sette brani tratti dai nostri rispettivi repertori, con l’intento però di suonarli e cantarli tutti insieme. Il risultato, quindi, non era uno spettacolo “triripartito”, ma un unico repertorio di 21 canzoni. Francesco Di Bella, Fabio Mittino, Renè Delacroix, i Microlux, Denise, gli Sleeping Cell e poi Alessandro Varius Russo, Sergio Di Nicola, Luca Vicenzi, tutte collaborazioni autorevoli e che mi rendono davvero onorato.


Chi ti piace oggi in Italia a parte i nomi con cui hai collaborato e anche al di fuori della scena per così dire elettronica?

Io da tempo mi prendo cura di un format crossmediale dedicato al panorama musicale underground, “Studio 35 Live” e, di dischi, ne ascolto tanti. E' una domanda difficile, ma posso dire con fermezza che la realtà musicale in Italia gode a mio parere di grandissima salute (si dice che le migliori cose nascano dalla crisi). Il settore non è in difficoltà a causa della scarsità di idee compositive, ma per colpa del meccanismo che gestisce “la musica” e la cultura in genere. Se in Italia si puntasse sull'arte, ne sono certo, ne gioverebbero tutti.... Quando penso però,che lo Stato non è in grado di tenere in piedi manco gli Scavi di Pompei, lo ammetto, in quel caso divento un po' meno ottimista.


Date live da segnalare per i nostri lettori?


Abbiamo suonato in posti bellissimi fino ad ora, “toccando” varie città italiane e spero continui così. Per me fare un disco significa suonarlo e la maggiore gratificazione resta quella di sentir cantare gli altri le canzoni che hai scritto!!! Le date sono in continuo aggiornamento su tutti i siti che riguardano Nicodemo e Viola (nicodemocantautore.it, xxxv.it ecc. ecc.) e poi di volta in volta, saremo pronti ad aggiornare chi è interessato, attraverso la pagina facebook. Oggi funziona così... oppure, dato che il mondo gira al contrario, così funziona oggi! Grazie mille ed un abbraccio a tutti!

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