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Tarzan di Reinhard Klooss e Holger Tappe


Per la prima volta il Tarzan della Dysney varca i confini made in Usa e sbarca nel Vecchio Continente: La Constantin Film Production, casa di produzione tedesca, infatti, ne ha acquistato i diritti. In queste settimane, nelle sale cinematografiche italiane, è arrivato “un altro” Tarzan, quello di Reinhard Klooss e Holger Tappe, che hanno portato sul grande schermo quello che si potrebbe definire benissimo un film fantasy più che un vero e proprio cartone animato, ben realizzato non c'è che dire, non solo dal punto di vista puramente tecnico, ma anche dal punto di vista morale. Il film infatti, è stato prodotto nel più grande set di motion capture d'Europa, i “Bavaria Studios” che si trovano a Monaco di Baviera. La motion capture è una tecnica cinematografica con la quale è possibile animare un personaggio disegnato in un computer dove un programma di grafica riproduce in esso i movimenti e le espressioni di veri attori che recitano in una sorta di teatro di prosa, il tutto enfatizzato dal 3D. Ed invero Tarzan ha le movenze (e la fisicità) dell'attore Kellan Lutz, che di recente ha interpretato Hercules nell'omonimo film, mentre Anton Zetterholm ha dato i “natali” a Tarzan ragazzino. La base narrativa è più o meno quella creata da Edgar Rice Burroughs, anche se ambientata ai giorni nostri, dove fuori la giungla, ci sono alti grattacieli e tecnologie all'avanguardia. L'imprenditore John Greystoke (Mark Deklin) è alla ricerca di un meteorite caduto non lontano da una ignota giungla, ritenendolo fonte di energia per l'umanità. Purtroppo a causa di un'esplosione perde la vita in un incidente aereo assieme alla moglie. Scampato miracolosamente allo schianto, il loro unico figlio, il piccolo JJ, viene adottato da una gorilla che aveva poco prima perso il suo cucciolo. Da qui iniziano le avventure di Tarzan tra le scimmie ed una natura che, con le sue insidie lo accoglierà a braccia aperte, almeno fino a quando non entrerà in scena la giovane e dolce Jane (Spencer Locke), figlia di un antropologo, messo alle strette dall'avido direttore della Greystoke Energies, che ha tutta l'intenzione di speculare sul meteorite. Possiamo definire Tarzan il primo vero supereroe fantastico. Si, perchè destreggiarsi in un mondo primordiale non è semplice ed il film targato Klooss-Tappe, ce lo mostra in modo davvero palese. La velocità delle immagini, gli scatti di Tarzan tra una liana e l'altra, tra i giganti pioppi danno un'idea di movimento incredibile, peccato che a farne le spese è l'espressività dei volti dei personaggi, che sono dei veri e propri Avatar. I paesaggi, molto suggestivi, sono reali, o quantomeno ne danno l'impressione, in quanto i colori sono molto vividi. Ma abbiamo sottolineato anche tutto un significato profondo in Tarzan: questo Tarzan, è un uomo fondamentalmente solo, un diverso in una civiltà fatta di animali, non il contrario. E questo aspetto umano viene fuori in modo particolare quando lui vede per la prima volta Jane e sa, a pelle, che la ragazza è una sua simile, la sente parte di lui, benchè Jane rappresenti il mondo con cui il solitario Tarzan finirà per scontrarsi, così come oggi la nostra civiltà si scontra “volentieri” con la selvaggia ed imprevedibile natura che spesso fa pagare i suoi dazi all'uomo, alla sua brama di potere... e cementificazione. Da segnalare anche la funzionale colonna sonora di David Newman, figlio del nove volte premio Oscar, Alfred, che ha firmato tante musiche a partire dal film “Frankenweenie” di Tim Burton...

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