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Velvet - Storie


Buon ritorno sulle scene per i “Velvet”, “Storie” è un album scritto molto bene e arrangiato ancor meglio con sonorità retrò che spaziano dai ’70 ai ’90. Le costruzioni armoniche sempre avvolgenti, come alla ricerca della melodia perfetta,sono forse la vera e propria cifra stilistica della band:

“Una vita diversa”: “amore ho visto come si fa, come si fa a non amare nessuno non la volevi una vita diversa e coi vantaggi di un’isola deserta io che volevo una vita diversa ora ho soltanto quest’isola deserta” brano pop rock ben congeniato con Federico Dragogna dei Ministri

“Scrivimi quello che fai”: con la tromba di Bosso a impreziosire un arrangiamento molto vario: “Non importa come finirà scrivimi quello che fai, Roma era più bella con te” 

“La razionalità”: un mood anni 80 trascinante col falsetto che emerge nel ritornello: “resta solo un rimpianto quello che non mi dirai sei tra il cielo e l’asfalto tra il calore e la gravità”

“Eravamo io e te”: delicata e suggestiva, può ricordare i  Tiromancino: ”non chiedevamo poi molto io e te noi volevamo solo una vita meravigliosa”

“Cento corpi”: “mi piacerebbe esser quello che non sono una persona buona a spegnere il tuo suono” piacciono in particolare la costruzione armonica del ritornello e l’arrangiamento in generale, ottima la prova vocale

“I perdenti e gli eroi”: “com’era bello camminare nella nebbia in due, com’era bello scivolare senza farsi male, se ti nascondi avrò più tempo per cercare perchè cercare è  sempre stato meglio di dimenticare” un mood sospeso e scarno con la chitarra portante e una ritmica sottotraccia in un continuo crescendo

“Storie”: la titletrack ha tinte rock con una sezione ritmica quasi dance “dammi storie da scrivere”

“Mentre fuori piove”: “quant’è difficile invecchiare senza sentire il cuore bruciare” altro brano rock, incalzante ed evocativo nel suo dipanarsi

“Evoluzione”: “bisogna prendere il denaro dove si trova dai poveri ne hanno poco ma sono in tanti” una denuncia niente affatto banale, lucida e ironica sui politicanti, dal mood vintage con un ottimo bridge che raggela l’atmosfera

“Goldfinger”: rilettura del brano degli Ash, è una ballad al pianoforte che risulta essere un po’ fuori luogo nel contesto dell’album, nonostante sia di buona fattura

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