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Francesco Cerchiaro - A piedi nudi


L'esordio di Francesco Cerchiaro "A piedi nudi" è un album che nel boom cantautorale della seconda metà degli anni 70 non avrebbe sfigurato di certo... apriamo con questa frase che racchiude il senso ultimo di questa recensione. Ovvero siamo di fronte a brani solidi, convincenti, con armonie delicate e melodie efficaci, con testi ben strutturati ma che per forza di cose sembrano appartenere a un'altra era... C'è poco da eccepire nelle composizioni proposte, ma resta ineluttabile una non aderenza coi tempi che viviamo che confina l'album su un filone nostalgico per certi versi "ingiusto" ma inevitabile perchè sebbene tutti i pezzi, tutti è bene precisarlo siano  oltre la sufficienza, il già sentito finisce col prendere il sopravvento.  Bisogna necessariamente insomma per il futuro andare oltre i propri modelli e Francesco ha tutte le carte in regola per riuscirci, il corpus infatti è comunque vario e articolato come si deve a cominciare da "Le bugie della domenica mattina": col suo incedere fiabesco  ricorda Silvia di Vasco Rossi specie nella strofa: "Stamattina non vado al lavoro a luci spente ti scrivo una canzone che suonerebbe anche un bambino tanto meglio, la canteremo insieme" e prosegue con le aperture melodiche di"Filastrocche per bambini": "Così ho fatto le valige sul tuo letto ripiegando le pareti ed il soffitto ti ho scritto filastrocche per bambini ricordarle ora lo sai, spetta solo a te" ,è il turno della marcetta di"Diari di famiglia": "E mio zio che faceva bottoni ci ha lasciato lo scorso venerdì «senza lavoro - ha scritto - non c’è più decoro e qui nessuno ti domanda “come stai?" Ci sono poi le ritmiche in levare di"Rebecca": "li compi ancora diciott’anni in febbraio?» allora potevi viaggiare tuo padre ci aspetta fuori da scuola ci porta in montagna dove speravo ti spogliassi per me", il jazzy mischiato a un gusto popolare di "Il mio cane in una stanza": "Allora beviamo, beviamo ancora saltiamo i pasti, pensiamo a te insieme corriamo, corriamo veloci nemmeno i pensieri ci inseguono più" e la circolarità della struttura melodica di "Cammino da solo": "E cammino da solo mentre le zanzare mi fanno compagnia questa notte di stelle è il mio foglio di via quel che serve per essere liberi ma libero non basta per vederti ridere e parlare no, libero non basta per saper dove andare. "Cara Laura": con la chitarra acustica ritmica e l'armonica in evidenza:"Cara Laura ti scrivo perché ho ripreso i vizi di un tempo e tu sai bene che cosa vuol dire agire contro di sé" e ancora"Notturni": altra marcetta con un interessante sezione ritmica e un appropriato uso dei cori:"Amore non è la morale che cade giù è soltanto un modo di esistere senza di te amore non è la morale che se ne va mi è rimasta questa vita perversa senza pietà"."Il ritorno di Rebecca": dal mood popolare: "e io come glielo spiego che sono ancora pazzo di lei"... con un buon testo ben calato nella realtà:"Ma Rebecca ha imparato a pagare un affitto a tenere un uomo, un lavoro, per più di due anni ha imparato a prendere un treno senza avere in tasca il biglietto di ritorno ha imparato a dire «ti amo»?"
"Ultimo valzer a Teheran":intensa e malinconica con punte di solennità negli intermezzi strumentali:"E mentre tu dentro ballavi sopra il denaro contro il potere ho urlato «rimarrai la sola a farti ammirare così come sei»". "Il treno che torna da Eger":suggestiva e sospesa: "Il fischio del treno che torna da Eger porta con sé la tua voce discreta mi fermo e lo ascolto un’ora la sera dopo cena per rendere più dolce la notte". 

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