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Noah di Darren Aronofsky



- “Vengono pure i serpenti?" 

- “Tutto ciò che sguscia, tutto ciò che striscia, tutto ciò che serpeggia”

- “E' la fine di tutto”
- Il principio, il principio di tutto”

“Il Paradiso torna ma questa volta non ci sono uomini”


Darren Aronofsky non è uno che passa inosservato e con il film “Noah” – ispirato (così vogliamo per meglio dire) alla storia di Noè – raggiunge l'apice di quanto aveva già fatto con “The fountain” ed “Il cigno nero”. Quando ci sia in Aronofsky in questo film? Probabilmente tanto, non solo la regia dietro la mdp, ma anche la sua concezione spirituale e religiosa. Fatto sta che la Paramount Pictures ha speso più di 125 milioni di dollari per realizzare “Noah”, cercando di emulare “The Passion” di Mel Gibson. Ma i paragoni tra i due film sarebbero sbagliati ed oltre modo inopportuno. A differenza di “The Passion”, il “Noah” di Aronofsky si slega per certi aspetti dalla Bibbia, tranne nel caso in cui Noè stesso racconta di com'è nata la Terra, affidandosi ai primi passi del Testo Sacro, ponendo al centro di tutto il film una morale attuale ed insita, purtroppo, nella società di oggi: l'uomo può tutto, l'uomo può creare e distruggere. Ed in questo il regista di origine ebraica è stato straordinariamente magistrale, perchè ha saputo creare un personaggio, Noè per l'appunto, ad immagine e somiglianza dell'uomo di oggi, che potrei essere io, potresti essere tu. Un uomo con la sua forza, l'attaccamento alla famiglia, la paura del diverso, le sue preoccupazioni, gli errori. Ma incredibilmente il personaggio diventa scorbutico, inavvicinabile, addirittura selvaggio: Noè è convinto che la stirpe umana non debba generarsi, solo gli animali devono vivere e procreare, ma l'uomo no, per paura che in esso si possano celare i malvagi sentimenti di Caino. 
E così Noè è convinto che dovrà uccidere le sue due nipoti appena nate, accecato dalla follia, inebriato dal vino e solo... fondamentalmente solo. Ad un certo punto questo Noè, una volta raggiunta la terra promessa (nel film non si fa riferimento all'Ararat) si allontana dalla sua famiglia. E lo fa perchè si è reso conto di aver provato sentimenti “umani” di perfidia, cattiveria, brama... ma poi si rende conto – in una sorta di redenzione – che non poteva uccidere delle creature innocenti perchè “ha guardato nel suo cuore ed ha visto solo amore”. Noè si è salvato. Non noi, qui, adesso. Ma facciamo un breve sunto della storia (che pare inizi con le parole di una poesia che il regista scrisse alle scuole medie): Noè (Russell Crowe) è l'ultimo discendente della stirpe di Set, nipote di Matusalemme (Anthony Hopkins). Già da giovane vede morire molta gente per mano dei discendenti di Caino. Diventato grande e dopo aver sposato Naamah (Jennifer Connelly), una notte il Creatore gli viene in sogno annunciandogli la fine dell'umanità con un diluvio. In alcune poche scene – quella dell'acqua che nasce dalla Terra per creare una foresta che sarà legno per l'Arca – Noè intuisce che deve costruire una grande nave per salvare tutte le coppie di animali e la sua famiglia. Ma i discendenti bramosi di Caino sono dietro “le porte”, attaccano l'Arca che però viene difesa da grosse pietre che hanno sembianze umane ed è proprio questo che dona al film un non so che di epico e fantastico. Se crediamo che Gesù sia figlio di Dio e che Mosè poteva dividere le acque, di cosa dobbiamo stupirci? Ci piace anche la scelta di Aronofsky di chiamare Creatore, Dio, generalizzando, in una sorta di trait d'union tra le religioni del mondo. E già il film fa discutere teologi e quanti, appartenenti a religioni diverse, non vede nella narrazione, il proprio Noah. 
A noi poco importa, perchè, come abbiamo già detto, il “nostro” Noah, prescinde da passi biblici e testi sacri. Il film infatti è stato bandito in Bahrein, Emirati Arabi, Quatar ed Egitto in quanto contrario alla legge islamica. Al di là delle polemiche e al di là del fatto che il film risulta un po' pesante in 2 ore e mezza, le scenografie e la fotografia (quest'ultima di Matthew Libatique già premio Oscar per “Il cigno nero”) sono da colossal, meravigliosi i colori dei tramonti e delle albe, i giochi di chiaro-oscuro che creano un'accecante angoscia. Suggestiva anche la scena del racconto della nascita della terra che avviene solo alla fine del film creando però “un vuoto” all'inizio della storia. La colonna sonora, affidata a Clint Mansell (che aveva lavorato con Aronofsky), è adeguata. Da segnalare l'impeccabile interpretazione del protagonista Russell Crowe, intenso così come Jennifer Connelly nella parte della moglie di Noè; ma anche Hopkins-Matusalemme, la saggia Emma Watson nei panni di Ila; Logan Lerman interpreta Cam (già visto in “Noi siamo infinito”) mentre Douglas Booth (LoL – Romeo and Juliet) è Sem. Non perdetevi un inedito Nick Nolte nei panni del Guardiano Samyaza.


“Uomini, nasconditi!”

“Egli distrugge tutto ma per ricominciare”


Il tempo della pietà è passato, adesso è il tempo del castigo”

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