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Antonio Maggio - L'equazione


Se lo scorso anno Antonio Maggio ci aveva deluso col disco post sanremese e non poco viste le sue potenzialità, oggi ci convince in toto. "L'equazione" è esatta, è il caso di dirlo, perchè nelle filastrocche dal piglio popolare e danzereccio, nelle ballad che la compongono, il nostro è riuscito al meglio a canalizzare verve, energia, ironia, piacevolezza nell'ascolto, orecchiabilità e persino uno sguardo sul sociale che non guasta di certo, visti i tempi che viviamo. Un album pop che diverte, che scorre veloce e incisivo e che ha dunque anche diversi spunti d'interesse e di riflessione dal punto di vista testuale. La voce di Antonio fa ovviamente il resto coadiuvata dagli arrangiamenti sempre efficaci. Dagli approcci da tombeur de fammes alla Buscaglione di
"Lo sai che lo so": una sorta "Mi piacerebbe sapere" parte seconda in un divertente e improbabile italo francese "MI dispiace ma non so cambiare mai" a "L'equazione" dove si fondono felicemente dance e melodia per una riuscita critica alla società odierna: "questo è il tempo dei tanti in cui già parlano in troppi" alla prima ballad "Nell'etere": "un posto fisso l'han trovato solo le paure" al pianoforte che vira su territori dance nel ritornello, costruita sull'accumulo di tensione, che può ricordare certi episodi alla Tiziano Ferro: "non ti agitare vienimi vicino, da qui la luna la puoi comandare come un accendino" alle ritmiche in levare di "Stanco": fisicamente e di tutto... "domani uscirò e mi cercherò un lavoro, cosa c'è cosa c'è perchè ridete?" Con Clementino a ribadire il concetto: "tutto va a puttane fino al crack mondiale", per arrivare a "Genesi (Mal d'Amore)": altra ballad ariosa ad ampio raggio melodico sulle difficoltà di lasciarsi andare a un nuovo amore dopo una delusione, da segnalare anche un buon bridge con gli archi ad accrescere il pathos: "buio così fitto che lo puoi toccare tu sei la mia luce tu sei come un temporale mi dai volontà sei nella genesi dell'aria riformattare un cuore per ricominciare a vivere con te"."Pirindiffi" è un brano ska ottimamente costruito nel suo dipanarsi che narra di un suicidio in maniera non banale: "ma questa gente non lo sa ride e calpesta dignità senza fermarsi a chiedersi se mai sia giusto spendere anche una parola ah per un soldo sarai mia sposa ah o qualsiasi altra cosa". "Incolume" è una filastrocca alla Celentano specie per la costruzione armonica del ritornello: "la malattia di vivere mi ha già lasciato senza te e non ha detto che non mi farà tornare la malattia di credere che il gioco è perso senza te non mi permette di guarire". "Santo lunedì" è la riuscitissima sigla del Processo del lunedì... con una grande prova vocale e un testo intelligente e centrato: "il mio sacrosanto diritto di implodere non si può rinunciare a una sera speciale che inizia così ogni santo lunedì"."La canzone della mosca": il punto di vista di... pianoforte zompettante e il ritmo in continuo crescendo: "lenta la notte andrà fastidiosissima lenta la notte andrà non dormirà". L'irriverente "Pompe funebri da Lucrezia": una sorta di Bocca di Rosa aggiornata: "qui offriamo la migliore cortesia può trattarsi del parente o dell'amico della zia, povera la zia", una delle migliori tracce del lotto: "tappetele la bocca per amor di Dio". Chiude in maniera egregia l'album "La donna riccia": eccellente cover del brano di Domenico Modugno. 

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