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Caparezza - Museica


La bellezza dell'arte in ogni sua forma espressiva, i suoi insegnamenti contro la degenerazione della società moderna. E' l'intento che sta alla base di questo "Museica", nuovo geniale parto di Caparezza che si conferma assoluto fuoriclasse e protagonista indiscusso della canzone d'autore dell'ultimo decennio, in quanto sempre capace di portare qualcosa di realmente nuovo nel panorama italiano. Caparezza non è infatti semplicemente catalogabile nelle rime incisive o in altre dinamiche mutuate dal rap, perchè c'è dentro una ricerca musicale mai doma, continuamente in divenire, che definire crossover appare riduttivo e c'è una critica sempre lucida, ironica e amara ma propositiva, atta cioè a suggerire soluzioni, punti di vista, per non lasciarsi risucchiare dall'inciviltà di questi tempi. "Museica" in tal senso può considerarsi un vero e proprio concept album dove l'autore indica "la storia dell'arte" ad esempio di virtù e appunto rimedio per imparare a pensare con la propria testa, non rifugio o mera consolazione ma punto di partenza imprescindibile. Il nostro è già sugli scudi nella solenne "Avrai ragione tu (Ritratto)": "comportarmi da adulto fossi matto" tra Tatu, Pussycat Dolls e Leghisti, calcio balilla, fede e schiavitù e continua con "Mica Van Gogh": esempio per mettere in ridicolo la gioventù odierna, a tinte rock, "da una prima stima caro ragazzo dovresti convenire che tu sei pazzo".. "lui esaltato perchè aver incontrato Gauguin tu esaltato perchè aver pippato cocaine". C'è poi la cavalcata popolare di "Non me lo posso permettere": "credo nell'onestà la disillusione non me la posso permettere" e le contraddizioni di"Figli d'arte": funk rock "son figlio di un uomo che parla di pace del mondo ma non mi ama". "Comunque dada": con un piglio alla Prodigy, contro la guerra, punk nel ritornello, "amo l'arte detesto l'orgoglio nazionale";
la lucida e ironica analisi di "Giotto beat": dal mood vintage anni 60, con un ritornello assolutamente coinvolgente e spensierato che ben si sposa in contrasto col testo: "ho bisogno di una prospettiva  di un nuovo punto di vista me l'ha detto l'oculista ho bisogno di una prospettiva tra chi ha torto e chi ha ragione di una terza dimensione ho bisogno di una prospettiva come gli affreschi di Giotto come chi pesti al Gi otto"."Cover": le copertine dei dischi rock che hanno fatto la storia e che hanno invaso il mercato diventando altro, per un sound da immaginifica colonna sonora oscura e ammaliante "in classe mangio una banana che mi darà quindici minuti di celebrità"."China town": elogio della scrittura e critica ai social: "non è la fede che mi ha cambiato la mia vita ma l'inchiostro". "Canzone a metà": "come i palazzi le scuole pubbliche lasciate a metà" violini e ritmiche dance a tessere l'attesa... "ho come la sensazione di essere incompleto, di essere incompleto col mondo e vivo solo a metà"."Teste di Modì": "se la Gioconda è come Lady Gaga" piglio dance ad esaltare il grande falso: "si io voglio essere così come i ragazzi delle teste di Modì prendermi gioco di ogni tua certezza ma con leggerezza come un colibrì"."Argenti vive": Dante e Filippo Argenti iracondo dai toni decisamente metal, il suo punto di vista: "se vuoi provocarmi sommo puoi solo provocarmi sonno" e metafora per i nostri giorni: "se questo mondo è un inferno sappi che appartiene a Filippo Argenti". "Compro horror": e i grandi casi che fanno l'audience delle trasmissioni televisive deputate ad occuparsene: "avrei un cadavere da vendere, lo metta subito nella bilancia"."Kitaro": marcetta circense, contro la solitudine, "l'unica vera paura è non aver paura dell'uomo... e del coro"."Troppo politico":"sono preda del ballottaggio che dilata la mia mutanda", mischiando musica e politica; "Sfogati": rock e aperture melodiche... "e il tuo mantra diverrà come una droga sarai la mia psichedelia". I giochi di parole di "Fai da tela": con Diego Perrone "fai faida fai da te fai da tela e lascia che la gente ti dipinga come può come dove siamo come tele".. "e sensi di colpa nei sensi di cognac" il funky di "E' tardi": con Michael Franti "per fare chiasso per fare un puzzle per farmi un tatuaggio di Che Guevara sul braccio". Aprono e chiudono l'album l'intro minimal "Canzone all'entrata": "questo è l'album che non vedi l'ora di sentire tu che non vedi l'ora di dissentire" e "Canzone all'uscita":"disegno con la voce perchè manco di tatto".

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