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Mannarino - Al Monte


Terzo album per Mannarino che mantiene temi e atmosfere dei lavori precedenti affinando il suo songwriter e confermando di fatto il suo talento, lavorando per sottrazione sugli arrangiamenti e con parole che lasciano il segno. "Al Monte" è un lavoro coeso, viscerale e poetico, che descrive una società irrimediabilmente malata ma che non dimentica la speranza attraverso metafore semplici e incisive, di arrivare appunto "Al Monte", un vero e proprio viaggio iniziatico. Un disco più riflessivo, meno urlato dei precedenti, ma che arriva con precisione alla testa perchè passa attraverso il cuore, perchè c'è pathos, lirismo, emozione ed è alla resa dei conti risulta essere il miglior album del nostro:

"Malamor": "non piangerò più adesso che so fare il saluto militare, il verso del cinghiale" trascinante dal sapore popolare con archi e fiati a dividersi la scena in una vera e propria "giungla sonora" dove trova posto anche un delizioso inserto di chitarra elettrica, il brano ironizza/denuncia "l'amor di patria" passando in rassegna le tappe della vita di un soldato dal letto di un ospedale, dalla nascita, la scuola, la vita di provincia: "quello che mi ha detto una ragazza in ospedale è che l'uomo si fa bestia se non riceve amore ma io sono nato nella stalla nazionale e sono diventato un bellissimo cinghiale"

"Deija": sospesa dal sound morbido tra cori e soli di tromba e intermezzi di organo per una critica sugli idoli/dei: "e restammo solo maschi sulla terra con un solo passatempo la guerra"

"Gli animali": ritmiche reggae col banjo in evidenza nella prima parte e la sezione fiati nella seconda, che accosta felicemente le leggi del mondo animale a quelle umane: "cambiano i governi ma non cambiano gli schiavi urla l'agnellino ai poliziotti e i cani"

"L'Impero": spoglia e intensa per chitarra e pochi orpelli strumentali: "Il cardinale ha scritto la legge il lupo il pastore gli uomini il gregge, il gregge rinchiuso sul monte dei pegni e certe botte non lasciano i segni però a volte nella notte bruciano" dove all'oscurità viene contrapposta la speranza indicata dalla luce espressa nel ritornello 

"Scendi giù": brano folk dal piglio popolare sui sogni di rivalsa di un detunuto ucciso con citazione di De Andrè: "alla sera il giudice penale andò a pulirsi il culo in un confessionale morì d'infarto sentendo la mia voce che gli dava l'assoluzione"

"Gente": una sorta di cha cha, che prosegue come una marcetta funerea a narrare la fine di un amore con la tromba a guidare: "credemmo di non morire come fiori di aprile ma il giorno che venne la neve lasciammo soltanto impronte leggere"

"Signorina":"quando piangi questo mondo si rintana" suggestiva, toccante storia di una ragazza a segnare il "passaggio a un'età adulta", "in un sound zingaro":"ed è uscito un sole folle stamattina e noi scappiamo via dalla rovina forse basta questa lacrima d'amore a riempire il gran deserto e a farci il mare" e citazione di Tenco finale: "Vedrai vedrai che passerà"

"Al monte": la creazione secondo Mannarino, parlato che si stempera nel lirismo del ritornello e nel crescendo strumentale finale:"la folla li spingeva e gli sputava addosso perchè avevano provato a rubare una mela al padrone della fabbrica che se la faceva coi mafiosi del posto"

"Le stelle": al pianoforte, poetica e intensa, vero e proprio apice dell'album:"dove va a finire il profumo delle stelle che da qui non si sente, Dio non si è visto ancora e gli alieni tardano a venire e che il mondo sia lo zoo comunale dello spazio"

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