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Alex Bandini - Signore e Signori Buonanotte


"Signore e signori buonanotte" è l'interessante esordio di Alex Bandini, immerso in citazioni cinematografiche (a cominciare dal titolo stesso dell'album) e pennellate d'autore per descrivere la realtà con leggerezza e lucidità. Il nostro convince perchè sopra ogni cosa siamo di fronte intanto a buone canzoni (nonostante l'influenza di Brunori, Dente, Baustelle in certi passaggi sia sin troppo evidente) e poi soprattutto in quanto veste i brani insieme a Gianluigi Antonelli, come meglio non potrebbe, con fiati e archi a impreziosire, regalando colori e suggestioni che sembrano rincorrersi in sfumature che fanno la differenza. 
Apre la deliziosa marcetta di "Flaiano": poetica e leggera, ispirata dai versi dello scrittore pescarese (Diario degli errori) "nel corso delle cose noi non entriamo mai quello che succede non giudicarlo mai" con echi di Dente e ritornello alla Brunori coi fiati ad arricchire il corpus. A Dario Argento e più precisamente all'omonimo episodio della miniserie televisiva Rai "La porta sul buio" datata 1974 è ispirata invece"Tram":"dai io lo so che sei capace indossi anche il bracciale coi colori della pace" dai profumi anni '60 e dall'aria scanzonata che ben contrasta la durezza del testo con risvolti baustelliani: "basta così ognuno qua racconta la sua verità". "Quando l'anarchia verrà": "e i giorni tutti uguali non resta neanche la routine" è invece una ballad scarna per chitarra e pianoforte impreziosita da archi e fiati. Il titolo è preso in prestito da un capitolo di "Sofia veste sempre di nero" di Paolo Cognetti. "Laura" è sin troppo debitrice di Brunori, a cominciare dalla melodia del cantato, ha un mood jazzy che non dispiace e ancora da segnalare l'ottimo bridge strumentale nella parte finale: "la televisione dice che tutto finirà e noi restiamo a guardare abbraciati come in una favola". Il beat incalzante e i violini di "Paese sera" risultano ampiamente godibili: "non ho voglia di cercare la bellezza in fondo al cuore tuo che non c'è più" dal gusto vintage. Si prosegue con l'orchestrale e malinconica "Antonio vecchio pazzo"dal beffardo finale: "sulla tomba ora c'e scritto Antonio vecchio comunista non sarebbe mai successo meglio morto che capitalista". "Il grande silenzio": ispirata all'omonimo film di Corbucci del 1968 con le musiche di Morricone è una cavalcata dal gusto epico con il western a metafora di vita:"le cose possono cambiare non servono tante parole basta guardate me non so parlare sapere un pò sognare"."Lontano": ritmica latina e fiati ancora una volta a prendersi la scena, il brano è trascinante, peccato per il bridge finale dove cala il ritmo e il testo si perde in rime piuttosto scontate " ma dimmi dove andrai e poi cosa farai in giro per il mondo girotondo ma dove vai aspetta quanta fretta dai tienimi la mano in bicicletta e portami lontano e tienimi per mano"."L'ultimo guerra del mondo": è una sognante e ariosa ballad "sembra che ormai non ci sia più nessuno d'amore dentro di noi solo panico e senso di vuoto" dello stesso mood intimo è "la notturna" "I pugni in tasca": "di notte fermo alla stazione e questo treno chissà dove va immaginare di seguirlo per vedere dove va, il macchinista butta un euro nel distributore del caffè io con le cuffie in testa i pugni in tasca". Chiude, la titletrack strumentale che riprende la melodia di "Quando l'anarchia verrà" per pianoforte,  "passanti" e la voce del soprano Norma Di Felice. 

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