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Bandabardò - L'improbabile



La Bandabardò sceglie la strada dell'apparente leggerezza per raccontare l'Italia odierna. "L'improbabile" è un album che si porge quasi "consolatorio" sin dal suo incipit "Senza impegno", incentrato sui luoghi comuni, sugli stereotipi,  sulle certezze di usanze e costumi, come a ribadire che ci vuole un sistema ben codificato da cui partire, per rivoltarlo e andare oltre. E tutto ciò tra questi solchi, avviene in maniera spontanea e assolutamente naturale,  con la sicurezza di un songwriter maturo e consapevole e con la destrezza di saper altresì maneggiare con cura la materia sonora in essere, rendendola varia eppur coesa. "L'improbabile" appare un album finanche giocoso, addirittura in alcuni frangenti, che sceglie "il suo punto di vista", ironico, lucido, distaccato, ma solo per osservare meglio e colpisce nel segno, perchè è diretto pur non facendo la voce grossa, ma non si nasconde... è in poche parole una forma di comunicazione, altamente efficace. Ma più di tutto, al di là delle intenzioni, ci troviamo all'ascolto di belle canzoni, nessuna esclusa... e non è di certo una novità:
"Senza impegno": sembra la parodia di un singolo di successo, tra il sex appeal invocato insieme agli improperi romaneschi, tra ritmiche dance e giochi di parole con varianti ska: "mani avanti e poche certezze ti dò, mani avanti e poche promesse ti farò"
"Punti di vista": "meglio il fascino del proibito meglio cornuto che semplice marito" ironica ballad folk popolare alla Branduardi, sulle relazioni amorose che "cadere in due è comunque una conquista" al di là dei punti di vista
"C'è sempre un buon motivo": ".. per essere incazzati c'è sempre un perchè c'è sempre un buon motivo per essere incazzati o uno più scemo di te che fa le barricate..."  cantilenante e avvolgente a "spostare la rivoluzione", a rileggerla a freddo per così dire sotto il nome di una disamina altrettanto ficcante contro e per chi "urla di rabbia"
"Ca plane pour moi": beat/ ska, vacanziera e in francese con tanto di coretti e inserti rock'n'roll
"Italian expo": un folk rock d'assalto che si dipana tra luoghi comuni italici e orgoglio nazionale che vanno di pari passo, tra bene e male, il brano è fondamentalmente composto da un elenco di "eccellenze d'origine italiana" in tutti i campi: "qualcosa vorrà dire distribuzione di stelle distribuzione di artisti come caramelle, qualcosa vorrà dire siamo un popolo di santi, navigatori blasfemi, poeti e briganti"
"E allora il cuore": la nostalgia la fa da padrona per un brano di sicuro impatto, con la ritmica  che procede imperterrita e la chitarra a disegnare "suggestioni": "quando più, più non ti ricordi la tua timidezza e balli nel vento, quando ti guardi allo specchio e provi tenerezza e allora fanatico il cuore resuscita e allora frenetico il cuore si agita"
"Ai miei tempi":  dal gusto latino e dall'aria scanzonata a far da contraltare alla serietà del testo: "che poi non l'hai mica fatta la rivoluzione" con i cori "a rispondere" che per pura coincidenza ci fanno venire in mente la musichetta che accompagnava  Celentano in un vecchio film, mentre era dedito alla vendemmia, coi fiati in evidenza: "la rivoluzione era nell'aria bastava coglierla come fiore"
"La selezione naturale": "è la selezione naturale che ci fa diversi che ha la faccia di arrivare alle poltrone può sedersi" ritmo incalzante e melodia, in un ideale connubio tra Celentano e Manu Chao
"Sbuccio": ritmo in levare, trascinante, testo profondo e intelligente... "non ho fatto in tempo a imparare il vento a capire il jazz ad amare i serpenti non ho mai fatto un ritratto al viso che amo non ho mai fatto un contratto al popolo italiano, chiudo gli occhi e guardo... e sbuccio"
"La vestizione": "la vita è come la vestizione un lento spettacolo di indecisione" arguta metafora dal piglio popolare con un decisa accelerata nella seconda parte con l'entrata delle chitarre elettrice e del ritmo che si incendia
"I briganti": una sorta di "London Calling" con un testo che colpisce nel segno:"la smetterò di parlare quando qualcuno starà ad ascoltare"
"Buon anno ragazzi": "e buona vita, tenetevi cara la pazienza infinita, c'è una scienza infinita, amore... c'è una politica sola, amore" ancora ritmiche in levare che si distendono nel ritornello ad ampio raggio melodico
"Andrà tutto bene": "sono nato ottimista e mi conviene leggo il futuro e andrà tutto bene" ska con inserti country, "io sono fermo in mezzo al guado so dove vengo non so dove vado"

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