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Bud Spencer Blues Explosion - 3


Viscerali e intensi i Bud Spencer Blues Explosion spalancano le porte del loro universo sonoro per la terza volta (come da titolo) proponendo un sound ancor più "live" rispetto ai precedenti lavori. 3 è stato infatti registrato interamente dal vivo con pochissime sovraincisioni, un album "caldo" e ammaliante, trascinante e ipnotico, "una vera e propria discesa agli inferi" altamente godibile dove c'è una critica/ricerca sul divino a cominciare dalla splendida copertina che viene messa a ferro e a fuoco dalle chitarre selvaggie e sensuali di Viterbini e dalla ritmica incessante e mai doma di Petulicchio. Un altro gioiello insomma che va ad arricchire la discografia dei nostri e non potrà che farà felici i fan e magari conquistarne di nuovi. Da parte nostra, non avevamo dubbi.
Si è subito conquistati da l'incedere marziale, claustrofobico e oscuro che si apre alla melodia nell'invocazione del ritornello: "come il sole"  con un finale strumentale di pura potenza di "Duel" per continuare con "Mama": sospesa tra hard rock e accenni melodici, costruita su un continuo crescendo d'intensità che si dirada in un'interessante strumentale prima di concedere la sfuriata finale "le parole non dicano mai tutto ciò che rispondo da Dio e che forse è la parte più inutile e debole" ripresa anche come ghost track. "Hey man": è più rock blues e procede scarna ma presto l'atmosfera si fa presto letteralmente incendiaria:"ho una vita malandata che non so più vivere". "Miracoli": ha invece un andamento "zompettante ma solo apparentemente un mood leggero che trova il suo naturale contrasto nel ritornello sospeso e solenne con tanto di cori: "Sono qui e parlerò di me col diavolo"."No soul": riff taglienti per un hard rock blues scarno "non meriti di niente di quello che hai e malgrado sia niente tutto quello che sei sembri quello che hai". "Croce": convulsa e dissonante "se chiudo gli occhi sono io senza parole io" si passa poi al vero e proprio "trip" di "Camion": una perfetta psichedelica "desert song" interamente strumentale."Rubik": "credo che non dovrei pagare più per cose che potrei sconfiggere da me" procede per accumulo di tensione che esplode nel ritornello e una cavalcata a tinte psichedeliche a chiudere in bellezza. "Inferno personale": una delle tracce più immediate del lotto, diretta e d'impatto: "non voglio restare questa sera confuso sul fondo fuori scena" "Troppo tardi": ballad cantilenante dai sapori nostalgici: "chiudo gli occhi e penso a me chiudo gli occhi e penso che mi dispiace devo andare"

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