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Tokyo Slaves di Sakichi Sato


Giunto alla sua seconda edizione, il Milano Manga Festival cambia format rispetto allo scorso anno e si presenta con una rassegna di film, animazioni e documentari legati al mondo dei manga, alla cultura gourmet e ai fenomeni j-pop.

Tra le altre proiezioni, anche l’anteprima mondiale della pellicola “Tokyo Slaves” (titolo originale "Slave District Me and the 23 Human Slaves", titolo internazionale "Me & 23 Slaves").
Ventitré dispositivi elettronici chiamati S.C.M., che si applicano come apparecchietti per i denti e possono infliggere pesanti danni cerebrali, vengono distribuiti in maniera misteriosa a un gruppo di persone piuttosto eterogeneo. Gli individui che vengono in possesso di questi dispositivi entrano a far parte di un gioco sadico e pericoloso nel quale, incontrando e sfidando a una qualsiasi prova gli altri possessori, possono diventare loro padroni o loro schiavi. Yuuga Oda (Kanata Hongo), un giovane e intraprendente ragazzo, è venuto in possesso di uno dei dispositivi e ha elaborato un piano per  liberare tutti gli schiavi, ma per farlo avrà bisogno dell'aiuto di sua sorella  gemella Eia Arakawa (Sayaka Akimoto), da sempre superiore a lui per intelletto e abilità strategica. Cosa succede, però, quando il senso di potere sugli altri esseri umani prende il sopravvento?
Un inverosimile gioco di sadismo e sottigliezza psicologica che acquista concretezza nella misura in cui lo si inserisce nel contesto delle  sottoculture estreme giapponesi. Una schiera variopinta di personaggi, che richiamano il mondo dei  videogame "picchiaduro", per caratterizzazione, poteri e capacità speciali. 
Due gemelli, un bambino sadico, una maitresse folle, un barbone violento e animalesco, un disgustoso otaku stupratore, una lolita in rosa confetto, una mistress sadomaso, un regista e un attore di second'ordine sono solo alcuni dei tipi che, presentandosi come icone bidimensionali, si  affrontano, alleano e ingannano nella girandola di sfide fisiche o tattiche e colpi di scena che si snodano lungo tutta la durata del film, ma senza mai rinunciare ad accenni di sentimento e a quel tocco di ironia che alleggerisce la storia  tenendola lontana da morbosità troppo esasperate. Considerate le tematiche, di sicuro non un film per un pubblico infantile, ma neanche quell'esplosione di gore cui la trama potrebbe far pensare (per capirci, siamo assai lontani dai picchi di violenza di "Battle Royale"). La pellicola ha dei momenti interessanti e vanta un soggetto intrigante sviluppato secondo una cifra registica che ammicca al mondo giovanile, tuttavia saremmo curiosi di vederne un remake con soluzioni  tecniche un po' più personali e toni più adulti.

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