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Sick Tamburo - Senza vergogna


"Senza vergogna" come a dire senza filtri, con estrema sincerità. Arriva diretto ed essenziale che è un piacere il terzo capitolo dei Sick Tamburo, uno sguardo secco e tagliente sulle situazioni narrate supportato da trame musicali scevre di orpelli e sovrastrutture che colpisce nel segno per tutta la sua breve durata, quaranta minuti scarsi, che è per certi versi un nuovo inizio per la band capitanata da Gian Maria Accusani, più che mai protagonista assoluto, visto che anche l'altra ex Prozac +, Elisabetta Imelio, stavolta si dedica solamente al basso. Questa come il deciso cambio di direzione, risultano vincenti, laddove infatti nel secondo album la band rischiava già di ripetere se stessa, in questo "Senza vergogna", ad imperversare è la naturalezza. Un disco di pancia, come si suol dire, che non è per fortuna reso più appetibile da arrangiamenti pretenziosi o quanto altro, che sarebbero risultati assolutamente superflui. Indole punk e melodia in un concentrato di onestà intellettuale immerso in un mood oscuro e affascinante, a tratti persino romantico come in "Ho bisogno di parlarti": filastrocca a tinte new wawe, in un continuo crescendo di pathos: "perchè odio la gente perchè amo la gente" o in "Prima che sia tardi": "dove sono gli amori che ci entrano dentro e non ci lasciano mai" dissonante eppur complice nel suo dipanarsi come la marcetta di "Pensiero": "il peso di una colpa chi me lo porta via?" e "L'uomo magro": "si dice che abbia ucciso un uomo tanto tempo fa" dove le chitarre si ergono protagoniste pur nel loro sottostare al tempo, anche se in quest'ultima traccia a dirla tutta, non convince fino in fondo la variazione in minore del ritornello. 
Tensione e scarnificazione procedono di pari passo per un mood malsano e affascinante in "Niente ti dipinge di blue": "non voglio che racconti storie speciali e dei primi attacchi di panico"; sempre sui contrasti è giocata: "Qualche volte anche io sorrido": "e domani domani è la mia festa, domani sarò morto " incedere marziale ma cadenzato e  melodico che fa appunto da ottimo contraltare al testo. Più dirette sono"Ti amo solo quando sono solo": "Ho bisogno di diversità, ho bisogno di cambiare" rock scarno, stop and go, trascinante e d'impatto e "Quando bevo": "mi piace toccare il fondo" a tutti gli effetti un brano grunge, con strofa lenta e ritornello punk: "non sento ragioni l'istinto prende il sopravvento". "Se muori tu": "io che farò?" è una sinuosa filastrocca che si appiccica addosso al primo ascolto e "Il fiore per te":  non a caso primo singolo estratto, è il perfetto compendio dell'album, in un mix perfetto di melodia, sincerità racchiusa in frasi taglienti e non banali, che esplodono adeguatamente nel ritornello che ripete sostanzialmente il titolo stesso del brano: "il mio dono per te"

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