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Sus - Tristi Tropici



Seconda prova per i "Sus" ovvero "Succede una sega" che tornano con "Tristi Tropici", undici canzoni da amore al primo ascolto, dove l'estate che passa "quasi" nel suo cercare di viverla appieno per carpire un significato illusorio, "quasi" per metafora dell'esistenza, scorre veloce e ricca di vita, tra pensieri che si fanno il giro che devono e una realtà che purtroppo è quella che è... Un disco che nella varietà di toni, atmosfere e generi, nell'intelligenza della scrittura, nella mano fatata di Fabio Magistrali che produce il tutto, trova felicemente la sua strada nel cuore... ovviamente dell'ascoltatore più consono ad abbandonarsi alla calura estiva che di questi tempi a ben vedere non arriva, come ad aggiungere significato al corpus. I Sus non ne hanno bisogno, in quanto queste canzoni farebbero breccia facilmente anche d'inverno. Perchè in fondo c'è sempre bisogno di calore e di pensieri lucidi.  Si parte con l'inno, marziale e dissonante "Accetta il mistero": "L'ho ricevuto anch'io l'avviso di garanzia in un'estate democratica, e poi dentro la busta c'era una tessera del puzzle e della polvere da sparo, innocente minacce di carezze sul volto, non c'è bisogno di spingere, questo mistero va avanti da se" per proseguire con quella che può considerarsi un intro quasi della traccia successiva, l'intensa "Lunedì feriale": dove per l'appunto quel: "continuo a disegnare angoli acuti" che sembra non poter trovare sbocchi musicalmente si apre a "Il fascino indiscreto del compasso": dove si viene catapultati in un inseguimento poliziesco anni 70 che sfocia in un mood da giungla, conferito dai fiati:  sulle relazioni estive: "dove nessuno merita neanche una parola solo poesie rovinate da dediche sprecate" e inevitabilmente chiude per così dire "Il cerchio": "ma i fatti si dimostrano da soli come bambini che si tengono per mano chiudono il cerchio vogliono soltanto che li guardi, io e la mia immaginazione" con un ottimo  lavoro di chitarra elettrica a punteggiare un'atmosfera battistiana. La titletrack si evolve invece verso suggestioni latine, come da titolo, "Tristi tropici": "dovrei cambiar vita dovrei andare ai Caraibi dove piove tutto l'anno e si ride di più. ma sono sempre stanco e ho poco tempo" che può ricordare certi episodi dei Baustelle prima maniera, sospesa tra nostalgia immaginaria e aperture melodiche, mentre "Wake": "mi asciugo la bava dell'ultimo sogno che nemmeno ricordo" sembra quasi una risposta suggestiva e ironica all'incipit Morrisiano "Awake" per questo reading tagliente e poetico: "gli amici con cui bere finiscono prima dei soldi"."1984": "urge rifornirsi di miracoli" è giocata sull' accumulo di tensione, citando Orwell: "ogni verità è un atto di censura". "Il campo aspirazioni": è oscura, decadente, psichedelica: "son sicuro che sia questo il posto dei miei sogni quello in cui lasciare il campo aspirazioni". "Amo la gente che smette": "saluto il tempo con la mia mano finta tanto ho vissuto l'infanzia guidando, bevendo, in stato di grazia" osservando "l'ingorgo dei cervelli in fuga una coda al check in verso la libertà" incentrata su variazioni di ritmo accattivante e retrò, è assolutamente geniale oltre che colta come "15 riprese" che si rifà all'omonima raccolta di poesie di David Napolitano : "il mio fegato è campione del mondo alza la cintura sopra la testa e sorride non deve essergli difficile con quei pochi denti che gli son rimasti" incalzante, piglio punk, solenne, ironica e liberatoria al tempo stesso per la chiusa migliore che ci possa essere per un album del genere, ovvero, la splendida "Lungomare vuoto di Follonica", tratta dalla raccolta "Cani al guinzaglio nel ventre della balena", di Simone Molinaroli : "un rappresentante di vibratori", col sax portante in una landa desolata, a sublimare "l''estate che finisce", cioè la sua stessa illusione che si propaga nell'inadeguatezza dell'uomo. Più che un concept vero e proprio, un'opera altamente concettuale, ad alto tasso ironico, come chiave di volta per scoperchiare "il sistema di codici messo in evidenza" centrata, che va a segno mirabilmente, non solo per quanto riguarda la parte testuale, ma anche da un punto di vista più strettamente musicale. 

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