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Gianluca Grignani - A Volte Esagero



Gianluca Grignani in questo "A volte esagero" abbandona le chitarre "sparate", le ritmiche sostenute del precedente album, per un lavoro meno d'impatto ma di certo più sincero, più variegato musicalmente, mentre nella parte testuale il nostro fa i conti coi propri demoni, che tra l'altro non di rado lo hanno reso protagonista.  Ma  al di là delle sue scorribande notturne, dei suoi concerti "Improvvisati", dell'occhio indiscreto di youtube, delle Iene o della polizia, Grignani è un musicista vero e queste tracce ne sono la conferma, a cominciare dalla ricerca dei suoni, dalla non banalità degli arrangiamenti e delle soluzioni melodiche apportate. C'è lavoro e c'è ispirazione, benchè siano chiari i riferimenti e nonostante un paio di episodi decisamente poco convincenti. A cominciare proprio dal banale singolo "Non voglio essere un fenomeno": stantio pop rock leggerissimo:"che ogni volta che fai un sacrificio ti spremono come un dentifricio" falcidiata da i soliti: "sai fai mai sei" a chiudere le frasi e "Rivoluzione Serena": orecchiabile ma con un testo a tratti imbarazzante: "Vorrei vedere il Papa e Obama che si grattano la schiena" per non parlare del reiterato "Pace, pace fratello, io voglio pace nonostante tutto quello che si dice" ma per il resto c'è da star tranquilli sulla vena compositiva del Grigna, il Jocker c'è e trova pace  soprattutto in "Madre": "ma madre dimmi cosa mi è successo che da un momento all'altro mi son trovato perso senza padre in mezzo all'universo" ballad dolente e intensa, che si sporca opportunamente di rock e "Marjane": folk psichedelico che si apre a un toccante e trascinante ritornello: "così buona e pulita così ci sei riuscita dimmi come si sta senza nessuno che ti chiede come va, così questo è il destino sola con il tuo bambino, magari non è più un gioco ma tu questo già lo sai" che rappresentano a nostro modo di vedere l'apice compositivo dell'album. Si mantengono su standard di qualità, col riuscito binomio di sound "internazionale" e  sincerità disarmante: "L'amore che non sai": dal mood favolistico con ottime variazioni di toni nel ritornello: "devo difenderti da tutto anche da me che ti amo sai come non mi hanno amato mai"; "A volte esagero": ricca ballad costruita sul crescendo di pathos: "a volte si frena, perchè in questa fottuta vita spesso si trema ed io vorrei non cantare più";"Il mostro": riff taglienti e ritmiche anni '80, dall'impatto trascinante, per un finale con protagonisti i fiati che svisano di gusto: "io lo so che stai cercando qualcosa che ti tira su" ;"Fuori dai guai": "cazzate che ho fatto nella vita me le trovo davanti come la mia storia tra le dita" una sorta di Song 2 dei Blur cambiando il ritornello, decisamente più melodico; "L'uomo di sabbia": giocata sulle variazioni, trascinante "nasci e poi muori d'abitudine confuso nella moltitudine che grida che per te mai niente cambierà" e la conclusiva "Come un tramonto": ballad liquida, con un ottimo bridge evocativo sul finale: "se tutto quello che non va potesse mai finire qua, tu immagina"

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